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Mobilità, apprendistato agevolato

del 21/10/2011
di: di Daniele Cirioli
Mobilità, apprendistato agevolato
Apprendistato superagevolato per l'assunzione di lavoratori in mobilità. Non c'è limite d'età, può essere utilizzato uno qualunque dei tre percorsi e si ha diritto al riconoscimento di incentivi anche economici. In cambio, però, il datore di lavoro deve rinunciare alla libera recedibilità dal rapporto, ossia alla possibilità di licenziare il lavoratore una volta concluso il percorso di apprendistato (come è possibile ordinariamente). È quanto precisato ieri dai tecnici del ministero del lavoro al Forum sul lavoro, anticipando la circolare in via di pubblicazione.

Lavoratori in mobilità. Novità del T.u. apprendistato (dlgs n. 167/2011 in vigore dal 25 ottobre) è la possibilità di assumere i lavoratori in mobilità, ai fini della loro qualificazione o riqualificazione, con alcune deroghe alla disciplina ordinaria. In particolare, per loro trovano applicazione:

a) le norme sui licenziamenti individuali (legge n. 604/1966);

b) il regime contributivo agevolato di cui all'art. 25, comma 9, della legge n. 223/1991;

c) l'incentivo di cui all'art. 8, comma 4, della stessa legge n. 223/1991.

I quesiti. Relativamente allo status del lavoratore (la norma parla genericamente di lavoratori in mobilità), il ministero ha precisato che quest'ipotesi di apprendistato si rivolge alla generalità dei lavoratori in mobilità «a prescindere dall'età anagrafica», quindi anche soggetti non giovani, cioè d'età superiore a 29 anni (limite nei tre percorsi ordinari). Il ministero inoltre ha precisato che basta l'iscrizione alle liste di mobilità, senza che occorra pure la fruizione dell'indennità da parte del lavoratore; e che si può fare riferimento a uno qualunque dei tre percorsi previsti dal T.u. In merito agli incentivi, il T.u. ne riconosce due: l'applicazione della contribuzione ridotta (quella degli apprendisti) per 18 mesi; la concessione di contributo mensile pari al 50% dell'indennità di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore, per 12 mesi (24 se il lavoratore ha oltre 50 anni, 36 mesi nelle aree del Mezzogiorno). Circa la durata di tali benefici, il ministero ha spiegato che vanno applicati per i 18 e 12 mesi (o 24 e 36) previsti dalle relative discipline e che, però, al termine può essere applicato l'ordinario regime di contribuzione degli apprendisti. Ultimo quesito riguarda le norme sul licenziamento. Va ricordato che, in base al T.u., il nuovo apprendistato è un contratto a tempo indeterminato e ciò, di principio, comporta l'applicazione delle norme sulla «stabilità» del rapporto, ossia il divieto di licenziamento (legge n. 604/1966) e il fatidico «articolo 18» (legge n. 300/1970) sulla reintegrazione in caso di licenziamenti illegittimi. Per limitare l'applicazione di queste norme, tuttavia, il T.u. riconosce alle parti (datore di lavoro e apprendista) la possibilità di recedere dal contratto al termine del rapporto «... ai sensi di quanto disposto dall'articolo 2118 del codice civile» (sul libero recesso dal contratto di lavoro)». In questo modo l'apprendistato conserva la prerogativa di essere un rapporto a termine, con la possibilità di essere risolto su iniziativa di parte una volta terminato il periodo di formazione; durante lo svolgimento del rapporto, invece, il recesso è possibile per giusta causa o giustificato motivo. Questa disciplina ordinaria non trova applicazione in caso di apprendistato con lavoratori in mobilità; in questi casi, cioè, al termine dell'apprendistato non opera la libera recedibilità. Perciò, la possibilità di assumere lavoratori in mobilità con l'apprendistato comporta, per i datori di lavoro, la rinuncia alla durata del rapporto di lavoro. Il recesso sarà possibile solo in presenza di giusta causa o giustificato motivo, anche una volta terminato il periodo di formazione; anzi, deve ritenersi applicabile anche l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori se l'impresa è di certe dimensioni.

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