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Lo sfruttamento non ha più scuse

del 15/10/2011
di: di Daniele Cirioli
Lo sfruttamento non ha più scuse
La nuova sanzione penale servirà a contrastare più efficacemente il fenomeno del caporalato, perché dà una chiara regolamentazione anche esemplificativa di quelle che sono le condotte di sfruttamento del lavoro. Lo sostiene Paolo Pennesi, direttore generale dell'attività ispettiva presso il ministero del lavoro, preannunciando l'arrivo di una circolare («è ancora in fase di preparazione»), attuativa della legge 148/2011, che dettaglierà agli ispettori le singole «condotte» da ritenere delittuose. Pennesi parteciperà giovedì prossimo (20 ottobre, diretta sul canale 507 di Sky) al Forum delle novità in materia di lavoro, per rispondere ai quesiti sulle novità normative.

Domanda. Dunque, direttore, si prevedono tempi duri per chi sfrutta i lavoratori.

Risposta. Con la previsione del reato penale si è data una regolamentazione anche esemplificativa di quelle che possono essere ipotesi di sfruttamento e che, in concorrenza con gli elementi della violenza morale e della coercizione allo svolgimento di questa attività, saranno molto utili a contrastare più efficacemente il fenomeno in questione. È un indubbio irrigidimento per l'intermediazione illecita e dà anche una nozione molto ampia di sfruttamento, legata a situazioni che si spostano dalla sicurezza del lavoro alla disciplina dell'orario di lavoro, passando per i diritti da contratto collettivo. Tutto è nato dall'esposto di alcuni lavoratori. Avevano denunciato il proprio sfruttatore, ma alla fine si son ritrovati loro senza più un lavoro: il caporale, invece, ha continuato a fare lo stesso lavoro. Situazioni del genere non dovrebbero più accadere con la nuova sanzione penale (da cinque a otto anni di reclusione).

D. Non c'è il pericolo che la nuova sanzione finisca per colpire indiscriminatamente anche quei datori di lavoro che, pur avendo commesso violazioni sull'orario di lavoro o sulla sicurezza del lavoro, in realtà poi, non sono dei veri e propri «caporali»?

R. La lotta allo sfruttamento sarà dura, ma non per questo indiscriminata. Proprio per queste ragioni si sta impostando una circolare che dettaglierà, agli ispettori, le singole condotte di reato di caporalato. Chi ha commesso solo infrazioni sull'orario di lavoro o sul contratto collettivo o sulla sicurezza sul lavoro, può stare tranquillo; non per questo «soltanto» potrà essere incriminato con la nuova e rigida sanzione penale.

D. Cambiamo argomento. Il 25 ottobre entrerà in vigore il nuovo Tu sull'apprendistato. Il dlgs n. 236/2011 ribadisce la sanzione della restituzione del doppio dei contributi agevolati, in caso di inadempimento nell'erogazione della formazione. Se, invece, l'apprendistato è ancora in corso di esecuzione, l'ispettore dovrà adottare un provvedimento di «disposizione» (articolo 14 del dlgs n. 124/2004). Come si conciliano le due ipotesi sanzionatorie?

R. La sanzione riguarda unicamente la formazione e quindi l'inottemperanza del programma previsto nel piano formativo individuale. Detto questo, la disposizione è un atto che l'ispettore può utilizzare quando sia ancora possibile recuperare la condotta omissiva, ossia quella formazione che non è stata erogata dal datore di lavoro. Se il rapporto di lavoro si è concluso, la disposizione non è possibile e si passa, quindi, direttamente all'adozione del provvedimento sanzionatorio. Così pure nelle ipotesi in cui il contratto di lavoro non si sia ancora concluso, ma sia irrecuperabile l'inadempienza fino a quel momento. Molto dipenderà, dunque, dal momento in cui si effettua la verifica ispettiva; se mancano due mesi alla scadenza dell'apprendistato triennale, appare impossibile recuperare (in due mesi) quello che per tre anni non è stato effettuato.

D. Presupposto per l'applicazione della sanzione è un'omissione del datore di lavoro tale da «impedire la realizzazione delle finalità» dei tre percorsi di apprendistato. Come si valuterà questo «impedimento» e questa «realizzazione del fine formativo»?

R. La sanzione riguarda la formazione, come detto. Sostanzialmente, quindi, riguarda quelle gravi violazioni che in qualche modo attengono all'assoluta impossibilità di realizzare ciò che è previsto nel piano formativo individuale. Questo è sostanzialmente legato alla causa mista del contratto di apprendistato che è e che rimane la caratteristica fondamentale per ciò attiene all'aspetto formativo.

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