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Spammare si può

del 13/10/2011
di: di Debora Alberici
Spammare si può
La Suprema corte «scagiona» internet. Non risponde di molestie chi invia numerosi messaggi indesiderati di posta elettronica. È quanto sancito dalla Cassazione che, con la sentenza numero 36779 del 12 ottobre 2011, ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a due giovani di Grosseto che avevano inviato molte e-mail indesiderate a una conoscente. Insomma la prima sezione penale ha tracciato una linea di confine fra il telefono, gli sms e internet. In poche parole con la posta elettronica il destinatario non è costretto a ricevere suoni indesiderati e quindi non si configurano le molestie.

In due pagine di motivazioni i giudici hanno sottolineato come vada «esclusa l'ipotizzabilità del reato de qua nel caso di molestie recate con il mezzo della posta elettronica, perché in tal caso nessuna immediata interazione tra il mittente e il destinatario si verificherebbe né veruna intrusione diretta del primo nella sfera delle attività del secondo. Contrariamente alla molestia recata con il telefono, alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l' apparecchio telefonico, nel caso di molestia tramite posta elettronica una tale forzata intrusione nella libertà di comunicazione non si potrebbe, secondo il predetto precedente, verificare, come di certo non si verifica nel caso di molestia trasmessa tramite lettera». Ad avviso della Corte, tuttavia, va fatta una precisazione. Oggi, la tecnologia è in grado di veicolare, in entrata e in uscita, tramite apparecchi telefonici, sia fissi che mobili, anche di non ultimissima generazione, sia sms (short messages system) sia e- mail. Il carattere sincronico o a-sincronico del contenuto della comunicazione, elemento distintivo dal quale si dovrebbe ricavare il criterio per espungere dalla previsione dell'art. 660 Cp le comunicazione asincrona, non è affatto dirimente. In realtà, ad avviso del Collegio di legittimità, «entrambe le comunicazioni sono sempre segnalate da un avvertimento acustico che ne indica l'arrivo, e che può, specie nel caso di spamming, costituito dall'affollamento indesiderato del servizio di posta elettronica con petulanti e-mail, recare quella molestia e quel disturbo alla persona che di questa lede con pari intensità la libertà di comunicazione costituzionalmente garantita. In tal caso è palese l' invasività dell'avvertimento al quale il destinatario non può sottrarsi se non dismettendo l'uso del telefono, con conseguente lesione, per la forzata privazione, della propria tranquillità e privacy, da un lato, con la compromissione della propria libertà di comunicazione, dall'altro».

Nonostante queste affermazioni Piazza Cavour ha assolto gli imputati perché gli invii indesiderati, per quanto numerosi, non creavano un disturbo diretto: la giovane doveva scaricarsi la posta prima di leggerla. Anche la Procura generale della Suprema corte aveva chiesto che gli imputati fossero assolti in Cassazione.

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