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I bimbi sopra tutto

del 06/10/2011
di: di Debora Alberici
I bimbi sopra tutto
La sottrazione internazionale di minore è lecita quando re\stare all'estero costituisce un pericolo per la crescita psicofisica del bambino.

È quanto stabilito dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 20365 depositata il 5 ottobre 2011, ha respinto il ricorso di un canadese che si opponeva al rientro in Italia dell'ex partner con la figlia nonostante l'ordine opposto da parte delle autorità di Ottawa.

Una volta trasferitasi nel Belpaese con la bimba la donna si era dovuta difendere dai numerosi ricorsi del padre, tutti fondati sulla decisione dei giudici stranieri che avevano ritenuto illegittima la sottrazione della minore da parte dell'ex compagna.

Ma il tribunale dei minori di Venezia aveva respinto ogni reclamo sottolineando che la signora aveva prodotto delle prove che dimostravano l'irresponsabilità del padre. Sembrava infatti che questi avesse dato del sonnifero alla bambina ancora piccolissima e che voleva affittare stanze della casa, dove viveva con la figlia, via internet.

Due fatti, questi, che hanno scagionato la mamma. In particolare secondo gli Ermellini, «in tema di illecita sottrazione internazionale di minori, l'art. 13, lett. b), della Convenzione dell'Aia non consente al giudice cui sia richiesto di emettere provvedimento di rientro nello stato di residenza del minore illecitamente trattenuto da un genitore, di valutare inconvenienti connessi al prospettato rientro, che non raggiungano il grado del pericolo fisico o psichico o della effettiva intollerabilità da parte del minore, essendo questi, e solo questi, gli elementi considerati dalla predetta Convenzione rilevanti e ostativi al rientro». Non solo, il giudizio sulla domanda di rimpatrio non investe il merito della controversia relativa alla migliore sistemazione possibile del minore. Infatti, tale domanda può essere respinta, nell'interesse del minore che è superiore, «solo in presenza di una delle circostanze ostative indicate dagli artt. 12, 13 e 20 della Convenzione, fra le quali non è compresa alcuna controindicazione di carattere comparativo che non assurga, nella valutazione di esclusiva competenza del giudice di merito, al rango di vero e proprio rischio, derivante dal rientro, di esposizione a pericoli fisici e psichici o a una situazione intollerabile».

È anche vero che, nel valutare l'esistenza di queste circostanze ostative, l'autorità giudiziaria può tener conto delle «attitudini educative del genitore affidatario, in quanto l'inidoneità a garantire adeguate condizioni, anche materiali, di accudimento dei minori è circostanza che li espone a pericoli fisici o psichici e quindi ne compromette la crescita». Insomma resterà in Italia con la madre la bambina nata in Canada e che, dopo la separazione, si è trasferita con la madre. Anche la procura generale aveva chiesto il rigetto del ricorso del padre.

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