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Epap, è tempo di riforma

del 30/09/2011
di: di Ignazio Marino
Epap, è tempo di riforma
Il miglioramento degli assegni pensionistici può passare solo dall'aumento dei versamenti da parte degli iscritti. Un sacrificio da fare anche se la crisi economica di questi ultimi anni lo rende difficile. Solo così, ovvero attraverso l'aumento del contributo soggettivo (oggi al 10%), infatti, sarà possibile sfruttare l'opportunità della legge Lo Presti che permette di destinare una parte del contributo integrativo (fino al 3%) sui montanti contributivi. Ne è convinto Arcangelo Pirrello, presidente dell'Ente pluricategoriale, oggi presente al congresso degli agronomi e dei forestali in corso a Trapani. Pirrello annuncia che c'è già un'ipotesi di riforma ma ammette anche come il governo, incidendo pesantemente sull'autonomia degli enti, non stia aiutando un comparto che già deve fare i conti con una crisi economica senza precedenti.

Domanda. Presidente Pirrello, i congressi sono sempre delle buone occasioni per fare il punto della situazione. In materia di previdenza come stanno messi i bilanci dell'Epap?

Risposta. Dopo un biennio difficile, corrispondente alla prima fase della crisi mondiale (2008 - 2009) l'Epap ha chiuso il 2010 con un avanzo d'amministrazione di 5,5 milioni di euro. A questo risultato ha certamente contribuito la radicale revisione del sistema di investimenti, a partire dalla metà del 2009. Oggi abbiamo un sistema improntato all'absolute return e alla gestione attiva del rischio. Abbiamo capito per tempo che la crisi derivava da problemi strutturali e abbiamo messo in campo le giuste misure. Nel 2010 il rendimento del portafoglio è stato del 2,91%, al netto degli oneri finanziari, nello stesso anno la rivalutazione dei montanti, fissata per legge nella media quinquennale della variazione del pil nominale, è stata dell'1,7935%.

D. Dall'ultimo bilancio tecnico risulta che la sostenibilità dei conti va oltre il 2039 richiesto dalla legge, ma come va con la gestione del patrimonio in questi tempi di volatilità dei mercati?

R. La situazione patrimoniale dell'ente è solida ed è stata valutata in modo positivo anche dalla Sezione di Vigilanza della Corte dei conti. Nell'ultima relazione, dello scorso marzo, relativa al triennio 2007-2009, la Corte rileva che l'ultimo bilancio tecnico attuariale, che copre il periodo dal 2010 al 2050, prospetta un trend positivo. La stessa Corte mette in luce che «la situazione tecnico finanziaria previdenziale non sembra evidenziare neanche nel lungo periodo problemi di instabilità». Ricordo che l'Epap è l'ente di previdenza e assistenza di oltre 25 mila professionisti: attuari, chimici, geologi, dottori agronomi e dottori forestali; abbiamo un impegno morale, oltre che economico, verso i professionisti iscritti, dobbiamo gestire il patrimonio con prudenza e lungimiranza. In questo momento di forte turbolenza, oltre alla gestione attiva del rischio che ci ha permesso di passare indenni attraverso i momenti più difficili che abbiamo vissuto questa estate, abbiamo anche adottato un'ulteriore diversificazione degli investimenti. Su un portafoglio di circa 500 milioni di euro circa il 4% del portafoglio è in fondi immobiliari; il 2,8% in un fondo che investe sulla longevità e il 4,8% in due fondi che investono in energie alternative. Per alcuni di questi investimenti l'Ente sta terminando la fase di due diligence prima di procedere alla fase operativa. Nel solco della tradizionale prudenza abbiamo puntato su investimenti di medio-lungo termine, in linea con la missione dell'Ente.

D. Lo stato negli ultimi anni è intervenuto in maniera piuttosto incisiva sull'autonomia delle casse. Solo con le ultime due manovre si è intervenuto sui controlli negli investimenti e sull'aumento della tassazione (dal 12,5 al 20%) delle rendite finanziarie. Cosa ne pensa?

R. Entrambe le manovre, purtroppo, hanno penalizzato in modo ingiusto gli enti di previdenza virtuosi, come l'Epap che rappresentano il pilastro di migliaia di professionisti. Ci siamo difesi bene e siamo riusciti ad evitare il peggio. Ma le manovre peseranno sulle categorie. L'aumento dell'Iva al 21% per gli Enti è un aggravio secco, l'incremento della tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al 20% è penalizzante: noi non facciamo investimenti speculativi, ma gestiamo le risorse degli iscritti che servono ad assicurare la loro pensione.

Questo inasprimento è in totale contrasto con le richieste degli Enti di abolire l'iniqua doppia tassazione e di usare invece il corrispettivo della tassazione dei rendimenti per rimpinguare i montanti previdenziali.

Il paradosso è che per i fondi pensione, il secondo pilastro, non obbligatorio, della previdenza, la tassazione è rimasta all'11%.

La manovra di luglio ha poi limitato l'autonomia degli Enti privati, introducendo il controllo Covip a quelli già esistenti e l'applicazione del codice appalti in ogni campo. Non c'era certo bisogno di un ulteriore controllo ma di regole e orientamenti chiari sugli investimenti e sui rischi. Questo avrebbe comportato un'assunzione di responsabilità da parte del ministero.

Ci preoccupiamo, invece, dell'applicazione del codice appalti che potrebbe ingessare l'attività degli Enti, che spesso non hanno ancora le strutture idonee per operare di conseguenza, senza apportare alcuna garanzia di qualità di servizi o di effettiva concorrenzialità tra i fornitori. La nostra missione non cambia: dobbiamo raccogliere e preservare le risorse destinate a previdenza e assistenza per le categorie che rappresentiamo. Dobbiamo svolgere questo delicato compito in modo professionale, rispettando le norme vecchie e nuove e cerchiamo di farlo al meglio.

D. Le casse possono ritenersi ancora enti di diritto privato o, secondo lei, sono rientrati nella sfera pubblica?

R. Le casse sono, a tutti gli effetti, Enti di diritto privato e come tali dovrebbero godere di una larga autonomia gestionale, sia pure sotto il controllo dei ministeri vigilanti, del Parlamento, della Corte dei conti e oggi anche di Covip. Da qualche tempo, però, assistiamo a tentativi, spesso riusciti, di ingerenza da parte dello stato.

Le casse rappresentano categorie professionali vitali e attive del paese e stanno dando un contributo allo sviluppo dell'Italia anche in questa fase di crisi, garantendo le future pensioni a centinaia di migliaia di professionisti.

Gli Enti di previdenza privati o privatizzati (le casse) sono gli unici che hanno sempre dimostrato virtù gestionali e amministrative che sono state puntualmente riconosciute da tutti gli organi di controllo. L'autonomia è un valore irrinunciabile. Senza autonomia, non si può garantire che gli Enti privati possano continuare a funzionare.

D. La solidità del sistema previdenziale adottato dall'Epap sconta la poca generosità degli assegni pensionistici, cosa sta facendo l'Ente per migliorare l'adeguatezza delle prestazioni? In che termini intendete sfruttare la legge Lo Presti?

R. La legge Lo Presti è solo uno dei provvedimenti che gli Enti cosiddetti a «contribuzione» hanno richiesto per una maggiore adeguatezza delle pensioni. È certamente un provvedimento positivo, ma ora tocca a noi amministratori: fare una riforma responsabile ed efficace per migliorare le pensioni. Siamo ben consci dei termini della situazione. L'entità dell'aumento del contributo integrativo che, secondo la legge, può variare da 0 al 3%. La distribuzione del contributo integrativo. Il fatto che il contributo soggettivo obbligatorio al 10% è innegabilmente troppo basso. Il mercato del lavoro dei liberi professionisti ridotto ai minimi storici, che non consente sacrifici rilevanti. Tuttavia, fare l'amministratore significa soprattutto assumersi delle responsabilità. Se è difficile imporre aumenti contributivi di qualsiasi genere, sarebbe ancora più grave spiegare alla grande platea degli iscritti perché non si è sfruttata l'occasione della legge Lo Presti per tentare di sanare il più grosso problema del nostro sistema previdenziale che sono le pensioni troppo basse. La discussione interna è stata avviata con un gruppo di lavoro che riunisce i diversi organi dell'Epap. C'è già un'ipotesi di riforma che può ancora essere discussa e se del caso, migliorata.

D. La crisi ha messo in luce la necessità di adottare un nuovo welfare per i professionisti, qual è la ricetta dell'Epap su questo versante?

R. Sì, quella del welfare per i liberi professionisti è un'esigenza improcrastinabile. D'origine il professionista non ha assistenza o ammortizzatori sociali. Se si ammala, a volte deve nasconderlo, altrimenti perde i contatti e i rapporti di lavoro. Come Epap ci siamo posti da diverso tempo il problema e abbiamo già fatto diversi interventi con le nostre sole risorse. Questo è il momento per accelerare e creare un vero sistema di welfare che possa accompagnare l'iscritto nella vita professionale e negli anni della pensione. Un sistema, da implementare ogni anno, che copra la maggior parte dei vulnus sociali a danno dei liberi professionisti in caso di bisogno.

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