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Esterovestizione e doppia fiscalità

del 28/09/2011
di: di Giuseppe Ascoli* *Presidente Commissione fiscalità internazionale Odcec di Roma
Esterovestizione e doppia fiscalità
Il tema è di grande attualità, si riferisce a una pratica ampiamente diffusa nell'economia globalizzata ed è bene, quindi, partire dalle parole. Per esterovestizione ai fini fiscali generalmente si intende la localizzazione fittizia della residenza fiscale di un soggetto, persona fisica o giuridica, allo scopo di ottenere un vantaggio tributario di cui non potrebbe aversi diritto. La cronaca ha spesso segnalato casi clamorosi di personaggi dello spettacolo e di campioni sportivi accusati dal fisco di aver trasferito in maniera fittizia la loro residenza all'estero per non pagare le tasse in Italia.

La complessità del tema ha suggerito un apposito convegno che si terrà a Roma nell'ambito del “Festival della Diplomazia” dal titolo “Esterovestizione e doppia fiscalità: interpretare le convenzioni internazionali” (Roma, 10 ottobre 2011, dalle ore 9.00 alle 13.00, nella Sala delle Conferenze della Camera dei Deputati, via del Pozzetto, 158). Ben articolate le partecipazioni che offriranno le diverse prospettive delle problematiche tecnico giuridiche sul tappeto.

Dopo i saluti del Presidente dell'Odcec di Roma, Gerardo Longobardi, e quelli di Attilio Befera, Direttore dell'Agenzia delle Entrate, si confronteranno: Franco Roccataglia, Principal Administrator della Commissione europea; Maurizio Leo, Presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria; Giuseppe Ascoli, Presidente Commissione Fiscalità internazionale Odcec di Roma; Saverio Capolupo, Generale di Corpo d'Armata e Comandante Interregionale Italia Sud Occidentale della Guardia di Finanza; Arturo Betunio, Direttore Centrale Normativa dell'Agenzia delle Entrate; Enrico Martino, Direttore Relazioni Internazionali Dipartimento delle Finanze.

Per contrastare il fenomeno dell'esterovestizione il legislatore italiano, in un primo momento, ha cercato di fare leva sulla norma antielusiva a carattere generale contenuta nell'articolo 37-bis del D.P.R. n. 600/1973. Ma questo strumento normativo non ha prodotto risultati significativi in virtù della notevole complessità sul piano tanto giuridico quanto applicativo della norma. Successivamente, con l'introduzione nel nostro ordinamento della disciplina CFC, è stato fornito all'amministrazione finanziaria un potente strumento di contrasto a tali pratiche e ancora più di recente, occorre segnalare le modifiche riguardanti la residenza fiscale dei soggetti passivi ai fini dell'imposta sulle società. Invero, all'articolo 73 del Tuir, il quale forniva la tradizionale nozione di residenza fiscale per tali soggetti, sono state aggiunte alcune disposizioni (commi da 5-bis a 5-quinquies) mediante le quali sono stati disciplinati taluni casi in cui l'ente o la società, pur avendo la propria sede all'estero, deve considerarsi fiscalmente residente in Italia. Per quanto riguarda, inoltre, i casi di elusione concernenti le persone fisiche, il legislatore fiscale, diversamente, da quanto visto per le società ed enti, ha inteso contrastare tali pratiche trasferendo in capo al contribuente l'onere probatorio. In particolare, l'articolo 2, comma 2-bis, del TUIR, ha stabilito l'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente in tutti i casi in cui trasferisca la propria residenza in territori o Stati diversi da quelli indicati in apposito decreto.

L'esterovestizione, tuttavia, non è solo un fenomeno contrastato a livello statale. Le autorità internazionali e, in prima linea, l'Ocse hanno fornito il proprio contributo per prevenire tale fenomeno. A tal proposito, numerosi sono i riferimenti contenuti nel Commentario al modello Ocse con i quali si esplicitano, in primo luogo, le finalità antielusive ed antievasive del modello Ocse (vedi commento all'art. 1 del modello Ocse) e, in secondo luogo, si ammette la facoltà per gli Stati di negare al contribuente la possibilità di avvalersi di norme convenzionali laddove esse siano utilizzate al solo scopo di ottenere un vantaggio al quale altrimenti non avrebbero diritto (vedi commento all'art.1 del modello Ocse). Vale, inoltre, la pena sottolineare che nel Commentario si ritiene “compatibile” con il modello Ocse la disciplina CFC, adottata in molti Stati (vedi commento agli artt. 7 e 10 del modello Ocse). Nello stesso modello Ocse sono presenti delle disposizioni di contrasto alle pratiche abusive. Per quanto concerne l'esterovestizione, in particolare, valga rammentare l'ar.17, paragrafo 2, del modello citato. Detta disposizione, infatti, stabilisce che, laddove l'artista o lo sportivo si avvalga di un ente localizzato in un altro Stato per attribuire a esso i redditi realizzati a seguito della propria “performance”, al solo fine di sottrarsi alla tassazione dello Stato in cui detta prestazione è stata svolta, tale ultimo Stato conserva il diritto di assoggettare a tassazione il contribuente, nonostante quanto previsto dagli artt. 7 e 15 del modello.

Va, peraltro, ricordato che tra i mezzi a disposizione dell'amministrazione finanziaria per contrastare il suddetto fenomeno elusivo vi sono anche gli accordi per lo scambio di informazioni. Mediante tali accordi, le amministrazioni finanziarie si scambiano informazioni utili, tra l'altro, all'attività di accertamento condotta nei confronti del contribuente. Un'apposita disposizione del modello Ocse – l'art. 26 – detta al riguardo talune regole riguardanti le modalità concernenti detto scambio di informazioni tra le amministrazioni finanziarie degli Stati convenzionati.

Occorre, infine, osservare che il contribuente, sebbene in limitate situazioni, potrebbe ridurre gli effetti derivanti dall'applicazione delle norme antielusive sopra descritte, avviando la procedura amichevole (Mutual Agreement Procedure) disciplinata nel modello Ocse all'art. 25, laddove ne ricorrano i presupposti.

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