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Fondi, trincea Italia

del 27/09/2011
di: di Luigi Chiarello
Fondi, trincea Italia
Primo: l'Italia «non accetterà in alcun modo una proposta che penalizzi le regioni meno sviluppate» d'Italia. E cioè, quelle inserite nell'obiettivo convergenza: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Secondo: «Pur sostenendo la necessità di un bilancio adeguato alle ambizioni dell'Ue», l'Italia vuole «una riduzione del proprio saldo netto, oggi fortemente negativo e non sostenibile nell'attuale situazione economica del Paese». In sostanza, Roma vuole tagliare i fondi alla causa europea, riducendo il gap tra quanto dato all'Unione e quanto ricevuto, in termini di risorse. Terzo: il governo non vuole che la Commissione europea introduca nella futura politica di finanziamenti «una categoria intermedia di regioni», che andrebbe a impattare su 72 mln di cittadini europei, capaci di un reddito pro capite tra il 75 e il 90% della media Ue. Ma che, nel Belpaese, riguarderebbe al massimo solo quattro regioni: Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna. Quei territori, cioè, che una volta erano definiti in uscita dall'Obiettivo 1. Quarto, ma non per importanza: l'Italia «non accetterà l'introduzione di clausole che sospendano il trasferimento di risorse della politica di coesione in caso di mancato rispetto del Patto di stabilità». In soldoni, il congelamento dei fondi Ue per mancato rispetto delle regole finanziarie dell'Unione, proposto qualche settimana fa dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, non è considerata una strada percorribile dal governo italiano. A fissare questi quattro paletti nel pieno del negoziato sul futuro quadro finanziario europeo per i fondi strutturali 2014-2020 è il ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto. Il 29 giugno scorso, la Commissione europea ha presentato la sua proposta di Quadro finanziario, che prevede 336 miliardi di euro per la coesione dei 27 stati membri: il 5% in meno in termini reali rispetto all'attuale periodo 2007/2013. Fissati i quattro punti, Fitto chiede anche un chiarimento ai tecnici della commissione. E cioè che spieghino a Roma perché la proposta di istituire una terza categoria di regioni, intermedia rispetto alle due previste oggi (sviluppate e meno sviluppate) possa in qualche modo «essere considerata finanziariamente vantaggiosa per l'Italia». I TAGLI AL FAS. Sullo sfondo restano i risultati relativi alla programmazione di spesa in corso. Secondo i dati contenuti nel rapporto 2010 stilato dal Dipartimento politiche di sviluppo del ministero dell'economia, i tagli lineari del 10% al Fas (Fondo aree sottoutilizzate) per il 2011, decisi dal decreto legge 78/2010, ammontano a circa 5 mld di euro. Sul fronte regionale la sforbiciata per il periodo 2007/13 ammonta a 3 mld di euro. Una delibera Cipe (n. 1 dell'11/1/2011) ha poi quantificato il taglio sul Fas nazionale 2007/13, ridotto di 786,8 mln di euro: di questi 600 mln provengono dal fondo per il sostegno all'economia reale e 186,8 mln dal fondo infrastrutture strategiche. A questi tagli, si sommano altri 1,2 mld di euro revocati alle amministrazioni centrali a valere sulla programmazione precedente (2000/06).
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