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Università, continuano i tagli ai fondi

del 24/09/2011
di: Benedetta Pacelli
Università, continuano i tagli ai fondi
La morsa dei tagli non allenta la presa sulle università italiane. Che si troveranno, per l'anno che si sta per chiudere, con oltre il 3% in meno delle risorse disponibili per la gestione del Fondo del finanziamento ordinario (Ffo) la principale fonte di entrata per le università italiane. Con un ritardo cronico ormai da anni, infatti, il ministro dell'università Mariastella Gelmini ha presentato in questi giorni a rettori, studenti e universitari la bozza di decreto sull'Ffo per il 2011 che destina una somma pari a circa 6,8 miliardi di euro per le casse degli atenei, -3,3% rispetto al 2010 e - 7,4% rispetto al 2009. E la previsioni per il futuro non potranno che peggiorare visto che a questo si aggiunge il già annunciato taglio di un ulteriore 5,5% nel 2012. Il paradosso è che parte di questa diminuzione delle risorse è causata dall'applicazione della legge di riforma dell'università (240/10) che pur non prevedendo ulteriori oneri per la finanza pubblica, necessita per la sua messa a regime di uno stanziamento delle risorse, pari al 2,2% dell'Ffo sottratte proprio agli atenei. A questo si aggiunge l'aver innalzato la percentuale della quota premiale (pur non avendone modificato i parametri) fino al 12%, pari quindi a 832 milioni di euro anche essi sottratti alle casse del sistema universitario nel suo complesso. Il decreto prevede, infatti, che questo fondo venga ripartito per il 34% in base alla qualità della didattica e per il restante 66% sui risultati della qualità della ricerca scientifica. Un gran peso avrà, quindi, secondo i nuovi criteri la percentuale di docenti e ricercatori presenti in progetti Prin valutati positivamente, così come la media ponderata dei tassi di partecipazione ai progetti Firb del programma Futuro e Ricerca pesati con i relativi tassi di successo. Ma saranno premiate, poi, le università che hanno il maggior numero di studenti in corso, quelle con rapporto equilibrato tra il numero dei docenti e corsi di laurea attivati e gli atenei i cui laureati sono occupati a tre anni dal conseguimento del titolo.Questo cambio di rotta dovrebbe portare a un allontanamento progressivo del vecchio finanziamento su base storica. Il decreto assegna, poi, tra le altre cose, 1 milioni di euro, rispetto ai 2 milioni dello scorso anno, per gli interventi in favore della mobilità del personale docente e ricercatore, 1 milioni di euro per le chiamate dirette nei ruoli di studiosi ed esperti stranieri o italiani impegnati all'estero e ancora, 5 milioni di euro per la prosecuzione del programma denominato «Programma per giovani ricercatori» a favore di giovani studiosi ed esperti italiani e stranieri.

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