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Pvc firmato dal parente, l'accertamento è valido

del 24/09/2011
di: La Redazione
Pvc firmato dal parente, l'accertamento è valido
È valido a tutti gli effetti l'accertamento basato su un processo verbale di constatazione firmato da un parente dell'imprenditore. Non è necessaria la sottoscrizione di chi ha un potere di rappresentanza. Con la sentenza numero 19505 depositata il 23 settembre 2011, la Corte di cassazione ha accolto il quarto motivo del ricorso presentato dall'Agenzia delle entrate.

La vicenda riguarda una società lucana che aveva ricevuto un'ispezione della Guardia di finanza, conclusasi con la redazione di un verbale. Ma in azienda non era presente il legale rappresentate dell'impresa né altra persona incaricata alla ricezione degli atti. E infatti il Pvc era stato firmato dal figlio del titolare. Poco dopo era scattato l'accertamento della maggiore Iva. L'imprenditore lo aveva impugnato rivendicando l'illegittimità dell'atto dal momento che era basato su un verbale sottoscritto da persona non addetta. Questa tesi ha fatto breccia presso i giudici lucani. Infatti sia la ctp sia la ctr avevano depositato decisioni pro contribuente, sostenendo che l'avviso di accertamento fosse motivato su un verbale «affetto» da nullità. A questo punto l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione e, questa volta lo ha vinto in pieno.

In particolare la sezione tributaria, accogliendo il quarto motivo di gravame, ha ribadito che «là dove l'art. 52, sesto comma, del dpr 26 ottobre 1972, n. 633 (richiamato, per le imposte sui redditi, dall'art. 33 del dpr n. 600/73) prescrive che il verbale di ispezione deve essere sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta, indica semplicemente la persona addetta all'azienda o alla casa, non implicando un potere di rappresentanza in senso tecnico-giuridico in capo alla stessa (con la conseguenza, con riguardo alla fattispecie allora esaminata, che deve ritenersi rituale la sottoscrizione del processo verbale da parte della figlia convivente dei titolari della società oggetto dell'accertamento fiscale)».

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 22 giugno, ha chiesto al Collegio della sezione tributaria di accogliere il ricorso dell'Agenzia delle entrate e dichiarare inammissibile quello del ministero delle finanze.

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