Consulenza o Preventivo Gratuito

Ccnl derogabili. Ma l'articolo 18 non si toccherà

del 22/09/2011
di: Daniele Cirioli
Ccnl derogabili. Ma l'articolo 18 non si toccherà
Nessuna deroga all'articolo 18. È il patto informale tra Cgil, Cisl e Uil che insieme a Confindustria hanno ieri definitivamente posto la firma all'accordo del 28 giugno sulla rappresentanza sindacale e sull'esigibilità dei contratti. Tra le novità i contratti aziendali potranno disciplinare i temi delegati da ccnl o legge, come previsto dall'articolo 8 della legge n. 148/2011 (manovra di fine estate). E proprio su questo articolo, però, la riforma parte con uno stop dei sindacati: le tutele dell'articolo 18 (ingiusto licenziamento) «resteranno pienamente valide», ha detto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, perché «le organizzazioni sindacali non tratteranno questo punto per loro libera volontà».

Riforma delle relazioni industriali. Le relazioni industriali, in base all'accordo quadro del 2009, si snodano su due livelli: il contratto nazionale di categoria (ccnl); il secondo livello, aziendale o territoriale. Il ccnl ha il compito di fissare le regole applicabili a tutti i livelli a certezza dei trattamenti economici e normativi per tutti i lavoratori. Il contratto di secondo livello può, invece, svilupparsi solo sulle materie delegate, in tutto o in parte, dal ccnl o dalla legge. È in questo quadro di regole che s'inserisce l'accordo 28 giugno. Finalizzato a rilanciare la contrattazione di secondo livello per «realizzare un sistema di relazioni industriali che crei condizioni di competitività e produttività tali da rafforzare il sistema produttivo, l'occupazione e le retribuzioni», introduce due principali novità: un criterio sulla rappresentanza sindacale e il valore degli accordi collettivi.

La rappresentanza sindacale. Sulla prima novità, l'accordo stabilisce che la rappresentatività dei lavoratori di una sigla sindacale è misura dalle deleghe sui contributi sindacali (raccolte dall'Inps e certificate dal Cnel) ponderate dai consensi nelle elezioni delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie), con lo sbarramento al 5% (se il sindacato non supera questa soglia non è legittimato a negoziare).

La contrattazione in deroga. Sulla cosiddetta esigibilità del contratto aziendale (seconda novità), l'accordo stabilisce che: «La contrattazione collettiva aziendale si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal ccnl di categoria o dalla legge»; «i contratti collettivi aziendali possono definire, anche in via sperimentale e temporanea, specifiche intese modificative delle regolamentazioni contenute nei ccnl nei limiti e con le procedure previste dagli stessi ccnl».

La manovra di fine estate. Le norme dell'accordo 28 giugno sull'esigibilità del contratto aziendale si agganciano strettamente all'articolo 8 della legge n. 148/2011. Infatti, quest'articolo concede alla contrattazione aziendale o territoriale, in virtù dell'accordo 28 giugno, la facoltà di sottoscrivere specifiche intese, finalizzate a precisi obiettivi (contrasto lavoro nero, maggiore occupazione ecc.), con possibilità di regolamentare determinate materie (mansioni del lavoratore, contratti a termine, orario di lavoro, licenziamento ecc.) in deroga alla contrattazione nazionale e alle norme di legge. La manovra altro non fa, dunque, che attuare le previsioni dall'accordo del 28 giugno, ossia consentire alla contrattazione aziendale o territoriale disciplinare alcuni aspetti del lavoro «in deroga al contratto nazionale e alla legge». Ciò significa che l'articolo 8 delega (autorizza) i sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale o territoriale (in base ai criteri dell'accordo 28 giugno), ovvero le rappresentanze sindacali operanti in azienda (Rsa o Rsu disciplinate dall'accordo 28 giugno) a fissare specifiche disposizioni vincolanti per l'azienda e i lavoratori, anche se difformi ai principi del ccnl e di legge.

L'ammutinamento dei sindacati. Contenendo una delega, è chiaro che l' articolo 8 sarà incisivo nella misura in cui sindacati e aziende saranno disposti a esercitarla. Per esempio, in un'azienda si potrà decidere di sostituire il reintegro con una penalità retributiva in caso di ingiusto licenziamento, solo in presenza di disponibilità dei sindacati (l'azienda è più probabile che lo sia). Ma, stando alle dichiarazioni rese ieri dai sindacati, sembrerebbe proprio che tale disponibilità manchi a prescindere. Almeno sull'argomento articolo 18. Infatti, è il segretario della Cisl a eliminare ogni ombra di dubbio riferendo che «per quanto riguarda le tutele previste dall'articolo 18, queste resteranno pienamente valide, visto che Cisl e tutte le altre organizzazioni sindacali, non tratteranno questo punto per loro libera volontà». Sulla stessa linea la Cgil che, ha spiegato Susanna Camusso, per cancellare l'articolo 8, si sta «muovendo con un ricorso alla Corte costituzionale».

vota