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Specializzandi senza rivoluzione

del 21/09/2011
di: di Benedetta Pacelli
Specializzandi senza rivoluzione
Imedici specializzandi restano alle università. Almeno per ora. Dopo le levate di scudi da parte degli atenei e delle associazioni di categoria, infatti, salta la norma che prevedeva di inquadrare i medici in formazione degli ultimi anni, nei Sistemi sanitari regionali, con contratto a tempo determinato. La previsione era contenuta in uno emendamento alla legge delega del governo «per il riassetto della normativa sulla sperimentazione clinica e per la riforma degli ordini delle professioni sanitarie» voluto dal ministro della salute Ferruccio Fazio e stoppata invece dall'economia per la mancata copertura. L'emendamento al disegno di legge, oggi al voto della Camera, che conteneva la novità, infatti, non ha ottenuto il parere preventivo della commissione Bilancio. Ma l'ipotesi, tanto temuta dalle categorie interessate, è ora quella di inserirlo in un altro provvedimento che potrebbe essere quello sul governo clinico, su cui le Regioni dovrebbero pronunciarsi entro la fine della settimana. Resta, dunque, in piedi l'impianto originario della norma che rappresenta uno dei tasselli della riforma delle scuole di specializzazione e del percorso di laurea in medicina oggi al centro dell'incontro tra lo stesso Fazio e il Segretariato italiano giovani medici. Che, in ogni caso, chiedono «si proceda speditamente alla definizione condivisa e successiva applicazione delle restanti parti della proposta di riforma del percorso formativo pre-post lauream in medicina sulla quale si registra ampia convergenza». Lo stop all'emendamento è una buona notizia anche per Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici convinto che «lo specializzando abbia bisogno di una formazione di qualità, da attivare anche negli ospedali pubblici, ma questa formazione non è conciliabile con il suo inserimento nelle attività ordinarie e nei turni di guardia per coprire, a basso costo, i vuoti d'organico conseguenti al blocco del turn over». Favorevole, invece, alla modifica di un sistema formativo medico post laurea «da tempo insufficiente, per quantità e qualità, rispetto alle esigenze di un moderno sistema sanitario», il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Costantino Troise che denuncia come oggi la formazione medica post laurea in Italia sia caratterizzata da «un'eccessiva durata (11-12 anni), che ritarda l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro ad una età in cui in Europa i loro coetanei raggiungono elevati livelli di carriera e la carenza di attività formativa sul campo».
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