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Camere più giovani

del 20/09/2011
di: di Francesco Cerisano
Camere più giovani
In attesa di vederne dimezzate le poltrone, il parlamento inizia a pensare a una drastica operazione di ringiovanimento. Che potrebbe aprire le porte di Montecitorio e palazzo Madama a deputati di 18 anni di età e senatori di 25. Lo prevede il ddl di riforma costituzionale del ministro della gioventù Giorgia Meloni che approda oggi in aula alla camera. Approvato il 15 aprile scorso (si veda ItaliaOggi del 16/4/2011) il provvedimento non pensa solo ai giovani interessati alla carriera politica. Ma punta ad avvantaggiarli tutti inserendo in Costituzione (articolo 31-bis) un principio meritocratico in base al quale «la Repubblica valorizza, secondo i criteri e i modi stabiliti dalla legge, il merito e la partecipazione attiva dei giovani alla vita economica, sociale, culturale e politica della nazione».

L'iter parlamentare del ddl è iniziato in giugno in commissione affari costituzionali della camera. Lo scorso 14 settembre la commissione ha confermato il testo approvato da palazzo Chigi respingendo tutti gli emendamenti presentati.

Come ogni proposta di modifica della Costituzione il cammino del ddl sarà lungo, richiedendo quattro passaggi parlamentari. Ma il consenso bipartisan raccolto dall'iniziativa del ministro lascia sperare in un'approvazione condivisa (maggioranza di due terzi in entrambe le camere nella seconda votazione) che eviterebbe la necessità di ratificare la riforma con referendum. E consentirebbe di applicare le nuove fasce d'età già a partire dalle prossime elezioni. Qualche voce fuori dal coro però non manca. È quella di Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alla famiglia, contrario all'abbassamento della soglia di età per l'esercizio dell'elettorato passivo perché, dice, «un deputato diciottenne potrebbe anche soggiacere alla tentazione di fare il parlamentare a vita, in mancanza di altre reali alternative».

La decisione di allineare l'età dell'elettorato attivo e passivo parte dalla convinzione che «se l'ordinamento ritiene che i cittadini al raggiungimento di una determinata età acquisiscano la maturità e la consapevolezza necessarie per l'esercizio della funzione elettorale, è opportuno che lo stesso ordinamento ritenga quegli stessi cittadini idonei a rivestire quelle cariche pubbliche alla cui elezione possono partecipare». Una considerazione che trova conforto anche nelle esperienze degli altri paesi europei, dato che sono 11 le nazioni dell'Ue che equiparano l'età elettorale attiva e passiva. E l'Italia, assieme a Cipro, è il paese che in Europa richiede l'età più alta (25 anni) per varcare la soglia della camera bassa.

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