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Negozi, sulle liberalizzazioni film già visto

del 17/09/2011
di: Marilisa Bombi
Negozi, sulle liberalizzazioni film già visto
Orari dei negozi più ampi, ma soltanto per le località turistiche e per le città d'arte. La legge 148/2011 di conversione del decreto legge 138 del 13 agosto scorso, con un colpo solo, piazza pulita della liberalizzazione in materia di chiusura, apertura e turni di riposo settimanale che il Governo aveva previsto per tutti gli operatori del settore, in tutto il territorio nazionale; e a prescindere, quindi, dall'eventuale vocazione turistica del territorio di riferimento. Ciò in quanto, viene reinserito nella normativa di settore il riferimento alle città d'arte e alle località turistiche che proprio quest'anno il Governo, con il primo decreto sviluppo aveva introdotto nell'ordinamento (art. 35, comma 6, del dl 98/2011 conv. 111/2011). Peraltro, si può anche affermare che poco cambia rispetto a quanto era stato già stabilito con la legge di riforma del commercio, il dlgs 114/1998 il quale, all'art. 12, prevede che nei comuni ad economia prevalentemente turistica, nelle città d'arte o nelle zone del loro territorio, gli esercenti determinano liberamente gli orari di apertura e di chiusura degli esercizi e possono derogare dall'obbligo della chiusura domenicale e festiva. Tuttavia, il suddetto articolo 12 del dlgs 114/1998 dispone anche che entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, e quindi più di dieci anni fa, le regioni avrebbero dovuto individuare quali sono questi comuni beneficiati dalla deroga, o perlomeno quali sono le parti del territorio a vocazione turistica. Con l'art. 35, comma 6, del dl 98/2011 (conv. 111/2011) il Governo ha fatto un passo avanti sulla strada della liberalizzazione per queste località, perché ha rimosso il parere obbligatorio, seppur non vincolante, delle organizzazioni sindacali delle imprese e dei lavoratori, ed ha eliminato ogni riferimento alle sottozone del territorio comunale. In pratica, con riferimento alla normativa in materia di orari, un comune è turistico o città d'arte per l'intero suo territorio e non soltanto per una parte di esso. Degno di nota, a tale proposito, è il pronunciamento del Ministero del turismo, il quale ha comunicato alla Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio, che la liberalizzazione riguarda anche bar e ristoranti che potranno, quindi rimanere aperti senza soluzione di continuità.

Intanto, sempre in materia di attività commerciali, ieri si sono registrate le prime posizioni sugli effetti dell'aumento dell'Iva dal 20 al 21% che scatta oggi ( si veda articolo a pag. 29). L'incremento dell'Iva al 21% non avrà, in questa fase, una ricaduta sui prezzi finali nei negozi di abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori moda ed articoli sportive, rileva Federazione Moda Italia Confcommercio. «Siamo consapevoli del momento di grande difficoltà del nostro Paese ed i nostri operatori associati si accolleranno, in questo periodo, l'aumento del punto percentuale di Iva». Anche la catena Crai ha deciso di bloccare, da qui a fine anno, i prezzi di tutti i prodotti a suo marchio, accollandosi cosi' l'aumento Iva deciso con la manovra finanziaria.

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