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Il fisco premia la tracciabilità

del 17/09/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Il fisco premia la tracciabilità
Con l'obiettivo di intervenire in modo consistente nella lotta all'evasione fiscale, al fianco dell'inasprimento delle sanzioni, anche di natura penale, fissato un premio destinato ai professionisti e alle imprese che, oltre a utilizzare modalità di pagamento tracciabile per le transazioni economiche, indicano in dichiarazione gli estremi relativi ai rapporti intrattenuti con banche, finanziarie e poste.

Questo ciò che emerge dalla lettura del comma 36-viecies bis, dell'art. 2, del dl n. 138/2011 (ItaliaOggi, 15/09/2011), convertito in legge 148/2011 (in G.U. n. 216 di ieri), in tema di accertamento, con particolare riferimento al sostegno delle indagini bancarie, quale strumento di lotta all'evasione fiscale.

Il comma appena richiamato, infatti, dispone che i lavoratori autonomi e le imprese (con esclusione delle persone fisiche e con proventi non superiori a 5 milioni di euro), possono godere della riduzione alla metà delle sanzioni per le violazioni previste dagli articoli 1 (dichiarazione dei redditi), 5 (dichiarazione Iva) e 6 (obblighi di documentazione e registrazione delle operazioni soggette a Iva) del dlgs n. 471/1997, se indicano i rapporti intrattenuti con gli operatori finanziari e utilizzano, per i pagamenti, strumenti diversi dal contante.

Detta disposizione ben si combina con le ulteriori forme di repressione dell'evasione, come quelle riguardanti la riduzione del tetto per le movimentazioni in contanti (soglia fissata a 2.500 euro), di cui al comma 4, dell'art. 2, la reclusione per l'utilizzazione o l'emissione di fatture e documenti falsi, di cui al comma 36-vicies semel che interviene sul dlgs n. 74/2000 e, infine, con l'elaborazione di liste selettive di contribuenti da verificare, di cui al comma 36-undeviecies, del medesimo articolo, della manovra in commento.

Con riferimento alle indagini finanziarie, anche preventive, è opportuno ricordare che nei vari passaggi parlamentari la disposizione ha subito numerose modifiche, ma con la definitiva stesura il contribuente (anche persona fisica) potrà essere accertato sulla base di informazioni assunte in base ai rapporti e le operazioni intrattenuti con operatori finanziari di ogni genere; sul punto è opportuno segnalare che è stato depennato l'obbligo di indicare i rapporti intrattenuti per la generalità dei contribuenti, permanendo la possibilità (facoltà) di indicare gli estremi identificativi dei rapporti a cura di professionisti e imprese, ma solo al fine di ottenere la riduzione delle sanzioni eventualmente applicabili.

La norma, nella versione attuale, non impone alcun ulteriore adempimento ma depenalizza il contribuente (impresa o esercente arte e professione) che si rende «trasparente» nei confronti dell'Amministrazione finanziaria.

Sul punto emergono alcuni aspetti critici, soprattutto sulla consistenza di queste norme nella lotta all'evasione fiscale, poiché è noto che colui che evade (sia esso evasore parziale e totale) si guarda bene da utilizzare i canali ufficiali (c/c, depositi in c/c, depositi bancari, libretti, ecc..) per le movimentazioni non ufficiali, ma se lotta deve essere, non importa essere premiante nei confronti di colui che inserisce in dichiarazione gli estremi dei rapporti (oltre a tracciare i pagamenti), in quanto già dal settembre 2007, è operativa una specifica banca dati (Archivio Unico Informatico) nella specifica sezione dell'Anagrafe tributaria, alimentata dagli intermediari finanziari (banche, poste, società finanziarie, fiduciarie e quant'altro), ai sensi dell'art. 7, dpr n. 605/1973, come novellato dal comma 4, dell'art. 37, dl n. 223/2006, che contiene «… i dati anagrafici dei titolari, compreso il codice fiscale …» dei rapporti intrattenuti, «... con l'indicazione della natura …» degli stessi.

Il risultato di tale procedura, vigente dal 2007, è che in pratica l'Agenzia delle entrate è già a conoscenza «a monte» degli intermediari con cui il contribuente intrattiene i rapporti, con la conseguente eliminazione della fase di preventiva richiesta presso gli operatori finanziari, nel rispetto comunque dell'ordine gerarchico per l'accesso (circ. 116/E/1996), ma con totale incertezza nel reale utilizzo, stante la numerosità dei rapporti e delle informazioni presenti.

Ben più efficace, al contrario, potranno risultare le disposizioni concernenti le liste selettive, basate sempre sulle informazioni relative ai rapporti e le operazioni appena indicate, giacché si parte da un dato concreto (la rilevazione), nella consapevolezza che il punto 2), comma 1, dell'art. 32, dpr n. 600/1973 (e il n. 2, comma 2, art. 51, dpr n. 633/1972), con forza di presunzione legale e con onere probatorio a carico del contribuente, dispone che nel caso in cui le movimentazioni non siano state prese in considerazione in sede dichiarativa e abbiano rilevanza fiscale, i prelevamenti e le riscossioni, non risultanti dalle scritture contabili, sono da considerare ricavi o compensi, in assenza dell'indicazione dell'effettivo beneficiario, con ripercussione anche di natura penale dopo la riduzione delle soglie del dlgs 74/2000.

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