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Per il Tar l'Enasarco è pubblica

del 15/09/2011
di: La Redazione
Per il Tar l'Enasarco è pubblica
Recentemente il Tar Lazio, sezione terza bis, con l'ordinanza n. 2962/2011 del 3/8/2011, ha dichiarato la propria giurisdizione e competenza in relazione alla Fondazione Enasarco. Il Tar, infatti, ha asserito che, ciò che rileva non è la natura giuridica di Enasarco: «…, ma la funzione (nella specie previdenziale) che a mezzo di esso viene svolta, la cui rilevanza pubblicistica è di immediata evidenza e che potrebbe essere compromessa, con palese pregiudizio per gli iscritti beneficiari del trattamento pensionistico, ove non si garantissero le condizioni perché l'ente in questione possa continuare ad operare…».

A questa importante conclusione circa la natura dell'ente era arrivato nel 2006 anche il Consiglio di stato in sede giurisdizionale (sezione sesta, decisione n. 6449/06, disp.vo 457/2006). Alla luce dei pronunciamenti di cui sopra che sottolineano la natura pubblicistica dell'Enasarco al di fuori di ogni dubbio, la Cisal Federagenti chiede ai ministeri competenti e alla Fondazione di verificare se il progetto Mercurio sia ancora attuabile e conveniente per le casse dell'ente o se non sia preferibile indirizzarsi verso una cartolarizzazione o procedimento pubblico similare, che avrebbe il pregio di offrire maggiori tutele e vantaggi sia all'inquilinato che agli iscritti alla cassa. Secondo Luca Gaburro, segretario generale dell'associazione: «Con lo stesso progetto Mercurio si prevede di investire il ricavato della vendita in borsa e strumenti finanziari. Occorre sottolineare come la cd manovra di Ferragosto appena varata preveda allo stato, fatte salve eventuali modifiche, un aumento della tassazione sul capital gain dal 12,5 al 20%. L'incremento consistente della tassazione, aggravato dalla estrema volatilità che caratterizza l'andamento dei mercati finanziari per gli effetti della crisi recessiva in atto, rende velleitario e praticamente impossibile il raggiungimento di un rendimento netto del 3,5% del portafoglio mobiliare dell'ente, obiettivo necessario per raggiungere la sostenibilità finanziaria trentennale voluta dal legislatore. Ciò rende doveroso a nostro avviso - laddove ancora sussistessero dubbi - una sospensione di tale progetto ed un controllo delle proiezioni attuariali alla base dello stesso. Non vorremmo infatti che la categoria, dopo aver venduto il mattone, oggi l'unica certezza del proprio futuro previdenziale, si ritrovasse con un pugno di mosche in mano. Come giustamente sottolineato dal presidente della commissione parlamentare di controllo Jannone nell'audizione dello scorso 13 aprile al presidente e al direttore generale Enasarco, «gli immobili della Fondazione hanno un rendimento attuale vicino all'1%, quindi un rendimento molto basso. Se però il rendimento di ciò che si ricava dalla vendita degli immobili dovesse essere analogo o addirittura talvolta, per investimenti sbagliati o che non rendono, inferiore, è meglio continuare a possedere gli immobili, che sono un patrimonio solido, visibile e certo». Contro la dismissione giocano inoltre altre tre considerazioni: 1) il rendimento degli immobili sconta oggi un'aliquota fiscale che rende l'investimento nel mattone più conveniente rispetto al passato; 2) il rendimento del patrimonio immobiliare della Fondazione può essere facilmente aumentato mettendolo a reddito con affitti analoghi a quelli mercato, essendo oggi decisamente sottostimato soprattutto per i tanti immobili siti in zone di pregio e non periferiche; 3) anche il mercato immobiliare e di conseguenza la valutazione degli immobili è resa meno conveniente dall'attuale grave crisi, come dimostra l'innalzarsi della valutazione dell'oro. Stando alle risultanze del Bilancio 2010 il 53% del patrimonio mobiliare è ancora costituito da note strutturate ed investimenti alternativi ed il portafoglio degli strutturati è cresciuto di 263 milioni di euro rispetto al 2009, con un rendimento lordo dello 0,6%. Un dato che stride con le rassicurazioni dei vertici Enasarco», conclude Gaburro, «che a più riprese anche nel recente passato avevano evidenziato la volontà di ridurre drasticamente la presenza di titoli e obbligazioni strutturate per ridurre il profilo di rischio del proprio portafoglio mobiliare. L'Enasarco deve intervenire subito per ridurre una simile esposizione a tutela dei circa 400 mila iscritti alla cassa».

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