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Pratiche edilizie, è peculato l'appropriazione del geometra

del 15/09/2011
di: Debora Alberici
Pratiche edilizie, è peculato l'appropriazione del geometra
Commette il reato di peculato il geometra del comune che si appropria del denaro che i cittadini hanno versato per la definizione di pratiche edilizie.

È quanto ribadito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza numero 34086 del 14 settembre 2011, ha confermato la condanna nei confronti di un geometra del comune di Genova che si era appropriato dei soldi versato dai cittadini per un condono edilizio.

In particolare la Corte d'appello del capoluogo ligure lo aveva condannato anche per truffa. Per aver incassato e tenuto per sé anche i soldi estorti agli utenti, non dovuti effettivamente.

Contro la doppia conforme di merito il professionista ha presentato ricorso in Cassazione ma al Palazzaccio ha perso definitivamente la causa. Ad avviso della difesa il reato di peculato non avrebbe potuto configurarsi in quanto l'attività illecita si svolgeva al di fuori della disciplina sulla riscossione dei crediti dell'ente locale. Attività, questa, che potrebbe essere svolta soltanto dai cassieri. La tesi non ha convinto la sezione penale feriale che, nel rendere definitiva la condanna nei confronti del geometra, ha chiarito che «l'eventuale agire in violazione delle norme interne dell'ente sulla esazione dei crediti non può avere la conseguenza di elidere i presupposti del peculato, che si verifica tanto se il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio abbia la disponibilità giuridica quanto semplicemente quella materiale del denaro altrui. Il possesso di tale denaro per ragioni di ufficio, presupposto dei delitto in questione, si verifica sia se avvenga secondo le regole che disciplinano i pagamenti all'ente sia se si realizzi con violazione delle disposizioni organizzative dell'ufficio al riguardo, potendo tale violazione costituire un illecito disciplinare che si aggiunge al peculato». E ciò perché è irrilevante per la consumazione del reato contestato che l'appropriazione derivi da un corretto e legittimo esercizio delle funzioni esercitate da parte del geometra o dall'esercizio di fatto e arbitrario di tali funzioni, «dovendosi escludere il peculato solo quando il possesso sia meramente occasionale, cioè dipendente da evento fortuito o legato al caso». Di certo, non può sussistere l'occasionalità quando l'affidamento riposto dal privato nella qualifica pubblica del soggetto ha favorito l'insorgere del presupposto del reato.

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