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Società senza danni all'immagine

del 10/09/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Società senza danni all'immagine
Non ha diritto al risarcimento del danno all'immagine da parte della banca che l'ha ingiustamente protestata la società che ha fatto delle attività per evitare il fallimento. A questa conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 18476 dell'8 settembre 2011, ha respinto il ricorso di una srl che aveva chiesto i danni all'immagine a causa di quattro protesti (su sei) illegittimi spiccati da una banca, a causa dei quali aveva dovuto difendersi per evitare il fallimento. Nulla da fare, dunque, contro la decisione della Corte d'appello di Genova che aveva negato all'azienda il danno non patrimoniale. Un verdetto senza appello, ad avviso dei giudici di Piazza Cavour, che hanno concluso sostenendo che l'avere il protesto degli assegni reso necessaria un'attività difensionale per evitare la dichiarazione di fallimento non è una circostanza da cui si possa necessariamente far discendere sul piano logico l'esistenza di un danno all'immagine. D'altronde con la sentenza n. 7211 di due anni fa la Corte aveva stabilito che «la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine alla esistenza di un pregiudizio alla reputazione, da valutare nelle sue diverse articolazioni, non è di per sé sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità delle sue conseguenze, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando l'onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l'esistenza e l'entità del pregiudizio». In altri termini non c'è nessun automatismo fra l'illegittimità del protesto e il risarcimento del danno. L'azienda dovrà dimostrare l'effettivo pregiudizio sofferto. Non basta sottolineare il potenziale pregiudizio derivante dall'iscrizione nel bollettino dei protesti e dalla manifestazione all'esterno di una difficoltà finanziaria. Andrà invece provato che proprio il protesto (non dovuto) «ha inciso negativamente in modo significativo sull'immagine e sulla reputazione della medesima società». Su un piano diverso si pone la posizione dell'imprenditore che ha diritto anche al danno esistenziale (o non patrimoniale) nel caso in cui si stato destinatario di un provvedimento amministrativo illegittimo. Lo ha deciso il Tar del Lazio nella sentenza 31996/2010, accogliendo il ricorso del titolare di un'azienda di Gioia Tauro. L'agenzia, in seguito a un'informativa antimafia della prefettura di Reggio Calabria, aveva emesso, verso l'imprenditore, un provvedimento di interdizione di autorizzazioni, rilasci, concessioni e erogazioni pubbliche. L'informativa faceva in realtà riferimento ad alcuni consiglieri di una cooperativa, di cui l'uomo era socio con altre decine di persone, legati da vincoli di parentela con persone appartenenti a cosche mafiose. Un'ulteriore informativa prefettizia «scagionava» peraltro la sua azienda, considerata immune da tentativi di infiltrazione mafiosa.
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