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Società di comodo a due binari

del 07/09/2011
di: Pagina a cura di Duilio Liburdi
Società di comodo a due binari
Disciplina delle società di comodo a due binari: oltre alle tradizionali ipotesi previste dalla norma del 1994 divengono non operative le società in perdita sistematica. Dove, per sistematica, si intende una perdita fiscale che si protrae per tre esercizi consecutivi ovvero nel caso siano due i periodi in perdita e in uno il reddito dichiarato sia inferiore a quello minimo previsto dalla disposizione del 1994. A contrario, dunque, la dichiarazione da parte di questi soggetti di un reddito superiore a quello minimo dovrebbe eliminare in radice la possibilità di applicare le norme ordinarie in materia. Vi è, dunque, una netta separazione tra le società che sono di comodo per effetto del mancato superamento del test di operatività e società che, pur superando il predetto test, dichiarano una perdita fiscale. Un quadro, dunque, abbastanza complesso e che passa attraverso la necessità di presentare una istanza di interpello disapplicativa in una casistica presumibilmente più ampia. Inoltre, posto che la decorrenza delle norme introdotte dalla manovra estiva è il 2012, ci si deve chiedere come effettuare il corretto computo dei tre periodi di imposta in perdita.

Sono queste alcune delle osservazioni che possono essere formulate alla luce delle disposizioni contenute nella manovra estiva e che hanno come finalità quella dell'inasprimento delle norme in materia di società non operative di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994.

L'incremento dell'aliquota Ires. Un primo intervento riguarda la maggiorazione dell'aliquota Ires di 10,5 punti per quei soggetti identificati come non operativi dall'articolo 30 della legge del 1994. Nella sostanza, in questo caso, l'approccio alla norma non muta, nel senso che tali soggetti dovranno:

- effettuare preliminarmente il test di operatività legato all'ammontare dei ricavi derivanti dalle percentuali previste dalla legge applicate agli asset considerati dalla norma;

- laddove il test non dovesse essere superato, scatta l'obbligo di dichiarazione del reddito minimo con maggiorazione del 10,5% dell'aliquota Ires;

- ai fini della determinazione degli acconti si deve tenere conto delle nuove norme il che, evidentemente, lascia molto perplessi. Si fa fatica a comprendere, infatti, perché una società rinunciando preventivamente a presentare istanza di interpello disapplicativa debba tarare l'acconto Ires tenendo conto di una aliquota del 38% in luogo di quella ordinaria.

Le società in perdita. La novità di maggiore rilievo nel mondo delle società di comodo riguarda però una presunzione relativa introdotta dalla manovra estiva in relazione a quelle società di capitali e di persone che dichiarano perdite fiscali in modo sistematico. Secondo la formulazione della norma, in relazione a tali soggetti si prescinde dal superamento del test di operatività ma l'unico elemento rilevante è appunto quello della dichiarazione di una perdita fiscale ripetuta per un triennio consecutivo. Oppure, si rientra nel mondo delle società di comodo laddove le perdite fiscali siano dichiarate in due periodi di imposta e nel terzo il reddito sia inferiore a quello minimo calcolato secondo le disposizioni di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994. In relazione a tale seconda ipotesi parrebbe altresì che non vi sia la necessità di identificare i periodi di imposta in perdita consecutivamente nel senso che, invece, viene assunto un arco temporale di tre periodi di imposta per poi identificare all'interno di tale triennio le condizioni alternative previste dalla manovra estiva. Quindi, ragionando al contrario, sarebbe sufficiente un periodo di imposta nel quale si dichiara un reddito superiore a quello minimo per poter sfuggire alla stretta anche in termini di aliquota Ires maggiorata. Inoltre, anche in questo caso la norma afferma che le novità in questione si applicano dal periodo di imposta 2012 e, su questo aspetto sarà fondamentale comprendere quale sia l'arco temporale triennale di osservazione e considerando che il legislatore richiede l'applicazione delle nuove regole già in relazione agli acconti di imposta. Saranno dunque queste ulteriori situazioni nelle quali potrebbe servire la formulazione di una istanza di interpello disapplicativa basata non tanto o non solo sulle circostanze tradizionali previste dall'articolo 30 (tipico esempio è la dimostrazione di canoni in linea con il mercato ma non sufficienti al raggiungimento dei ricavi minimi) quanto basata, anche, sulla giustificazione di elementi negativi o variazioni in diminuzione che hanno condotto alla esposizione di una perdita o di un reddito inferiore a quello minimo. Il quadro complessivo che ne emerge appare dunque abbastanza complesso ed indicativo di un disegno che sembra confuso tra la necessità, in astratto perfettamente legittima, di combattere l'evasione ed una modalità di legiferare che non tiene conto del quadro sistematico delle norme. Basti solo pensare alle modifiche recentemente apportate all'articolo 84 del Tuir che consentono, seppure con alcune limitazioni, il riporto a nuovo delle perdite senza limitazione temporale.

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