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Contributo di solidarietà a rischio elusione

del 24/08/2011
di: La Redazione
Contributo di solidarietà a rischio elusione
Contributo di solidarietà sovrastimato e a rischio elusione. Il prelievo, introdotto dalla manovra di Ferragosto, che prevede un'Irpef maggiorata del 5% (per i redditi da 90 a 150 mila euro) o del 10% (per i redditi superiori a tale soglia) vale molto meno di quanto stimato dal governo. Che dalla super Irpef prevede di incassare 674,4 milioni di euro nel 2012, poco più di un 1 miliardo e mezzo di euro nel 2013 e altrettanti nel 2014. In totale 3 miliardi e 817 milioni che però, secondo il servizio bilancio del senato, vanno ridotti a 2,14 miliardi al massimo. E potrebbero essere anche meno se si considera la clausola di salvaguardia prevista dalla manovra che offre ai contribuenti la possibilità di scegliere l'aliquota marginale del 48% sui redditi sopra i 75 mila euro.

La misura, una delle più controverse del dl 138, nasce dunque già con un peccato originale. E dovrà fare i conti con le «potenziali strategie elusive che potrebbero incidere negativamente sull'entità del gettito atteso». La relazione del servizio bilancio del senato mette in guardia dal rischio che la norma possa essere facilmente aggirata. Innanzitutto dai dipendenti che potrebbero accordarsi con le aziende per farsi pagare parte della retribuzione in fringe benefits in modo da avere un reddito più basso. E poi dalle imprese che potrebbero rinunciare a distribuire utli per i tre anni in cui sarà in vigore la super Irpef.

Un altro aspetto su cui i tecnici del senato chiedono maggiore chiarezza riguarda l'impatto della cedolare secca sugli affitti. La tassazione forfettaria dei redditi da locazione (grazie all'applicazione delle due aliquote di favore del 21 e 19% rispettivamente sui contratti a canone libero e su quelli a canone concordato) sottrae cespiti dal reddito complessivo. E dunque anche dal potenziale gettito del contributo di solidarietà. Ragion per cui, per il servizio bilancio di palazzo Madama, «è essenziale che venga specificato se si sia tenuto conto di tale aspetto».

E ancora. Anche il gettito fiscale derivante dalla Robin tax potrebbe essere sovrastimato. «Per la quantificazione degli effetti di gettito derivanti dall'estensione dell'addizionale a Terna e Snam Rete Gas», si legge nel dossier, «non appare chiaro su quali dati di bilancio sia stato effettuato il calcolo che perviene agli importi indicati, pari a circa 90 milioni per la prima e circa 220 per la seconda, in quanto sembra che sia stato preso come base l'utile operativo, e non invece l'utile netto». In questo caso «potrebbe sussistere una sovrastima degli effetti di maggior gettito». I tecnici di palazzo Madama sottolineano poi «il calo dei titoli energetici delle società controllate dallo Stato (Enel, Terna, Snam, Eni)» successivo all'introduzione della Robin tax. Questo «evidenzia possibili ricadute sia in termini di contrazione dei dividendi direttamente liquidati a favore dello Stato stesso sia minori dividendi per gli azionisti, suscettibili di dar luogo a minori entrate». Dubbi anche sulle norme in materia di giochi su cui il governo, è il caso di dirlo, scommette molto per rimpinguare le casse dell'erario. Ma in modo generico. In particolare, non convince che i Monopoli di stato possano con propri decreti dirigenziali, introdurre nuovi giochi, indire nuove lotterie, anche ad estrazione istantanea, adottare nuove modalità di gioco del Lotto, variare l'assegnazione della percentuale della posta di gioco nonché la percentuale del compenso dei punti vendita. Un ventaglio molto ampio di competenze che andrebbe circoscritto.

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