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L'assurdità dell'aumento delle aliquote Iva

del 24/08/2011
di: La Redazione
L'assurdità dell'aumento delle aliquote Iva
Tra i quattro tipi di provvedimento che un gruppo di agitatori sostiene (liberalizzazioni selvagge nel mondo delle professioni; patrimoniale di tipo personale in un mondo globalizzato; abolizione delle pensioni di anzianità; aumento dell'Iva), quest'ultimo rappresenta forse, in assoluto, il più assurdo. L'ultimo grido in materia è l'aumento dell'Iva per finanziare l'abolizione del contributo di solidarietà sugli alti redditi, accusato di colpire i non evasori e di stimolarli a non lavorare, rallentando lo sviluppo in una fase decisiva.

È evidente invece che:

a) l'aumento dell'Iva riguarderebbe tutte le vendite dichiarate e non quelle evase, con discriminazioni assai più ampie del contributo di solidarietà;

b) esso produrrebbe forti incentivi all'ulteriore evasione dell'Iva, frustrando ogni tentativo di recupero. Per contro, gli alti redditi che oggi non evadono è perché non riescono a farlo, circostanza che permarrebbe con l'aumento del prelievo;

c) si colpirebbe la componente della domanda di gran lunga più grande e più in difficoltà, i consumi, con pericoli molto gravi per il timido sviluppo in atto. Timido, ma nell'ultimo trimestre superiore alla media europea: ovvero, quando andiamo meglio, cercheremmo subito di passare al peggio;

d) si darebbe uno stimolo all'inflazione e alla rincorsa salariale, che aggraverebbe dette conseguenze negative sullo sviluppo.

Il contributo di solidarietà non è certamente il plus della manovra. Ma, da un punto di vista strutturale, proprio perché si tratta di un contributo e non di un'imposta, è invece utilissimo per fare spazio ad analisi innovative sulla crisi del sistema economico e fiscale (ad esempio quella di Fred Hirsch), che finora non sono riuscite a decollare.

Tornando all'Iva, in luogo dell'aumento delle aliquote (che è peraltro presente anche nella manovra, in alternativa al taglio delle detrazioni, qualora non si riescano ad ottenere i risparmi sperati dalla delega assistenziale), proprio per evitare tale esito, sono invece indispensabili due misure «piccole», ma decisive per un effettivo percorso di rientro dell'evasione:

1) l'estensione del quadro Vt a livello provinciale, quale base per il riparto capitario dell'Iva a livello comunale. Ciò in alternativa all'attuale ricorso all'Irap, senza senso dato che a livello regionale la base di riparto è data dai consumi dell'attuale Vt;

2) la riformulazione degli studi di settore su base provinciale, usando quale strumento di controllo i dati del suddetto nuovo Vt provinciale, in collaborazione con le camere di commercio e le organizzazioni imprenditoriali, già organizzate su tale livello di governo.

Ciò non solo porrebbe su basi solide il rientro dall'evasione, a riguardo del quale si odono solo vuote chiacchiere. Stroncherebbe anche discorsi di livello analogo sull'abolizione delle province, l'unico livello di governo «naturale» oltre i comuni, che le parti sia sindacali sia imprenditoriali hanno scelto da sempre come fulcro efficiente della propria attività quali organismi collettivi.

Giuseppe Vitaletti

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