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L'esonero non guarda al biennio di congruità

del 24/08/2011
di: Duilio Liburdi
L'esonero non guarda al biennio di congruità
Non cambia il rapporto tra l'applicazione degli studi di settore e le società di comodo : per l'esclusione da tale ultima disciplina, basterà essere congrui per l'anno di riferimento senza che tale elemento sia richiesto per il biennio. In linea di principio, dunque, le novità apportate alla disciplina degli studi dal decreto legge n. 138 del 2011 non hanno alcun effetto su altre disposizioni anche se, con riferimento alle modifiche in questione, le stesse dovessero essere interpretate come applicabili retroattivamente e dunque già in relazione alle dichiarazioni da presentare nel 2011. È questa la conclusione appare logico giungere analizzando le previsioni contenute nell'articolo 2, comma 35 della manovra estiva nella parte in cui viene effettuato un nuovo intervento in materia di studi di settore di poco successivo a quello contenuto nei provvedimenti varati nel mese di luglio.

Il rapporto tra studi di settore e società di comodo. Già con le modifiche apportate alle disposizioni di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994 in materia di società non operative è stata disciplinata una causa di esclusione dalla applicazione della norma sulle comodo legata alla congruità rispetto agli studi di settore. In altri termini, così come chiarito anche dall'Agenzia delle entrate nei documenti di prassi, a far data dal periodo di imposta 2007, la società che risulta congrua, anche per adeguamento, rispetto alla applicazione degli studi di settore, è esclusa dalla applicazione delle norme in materia di società di comodo. La modifica ha avuto il pregio di evitare il cosiddetto doppio adeguamento in quanto, come noto, gli studi di settore operano sull'ammontare dei ricavi mentre la disciplina in materia di società non operative opera sull'ammontare del reddito minimo. Quindi, una volta soddisfatto il requisito legato ai ricavi, viene superato il blocco rappresentato dal reddito minimo, cosicché la società potrà evidenziare il reddito «effettivo» non trovando ostacoli anche, ad esempio, in merito alla possibilità di riporto a nuovo delle perdite ovvero in relazione alla sorte del credito Iva.

L'ultimo intervento in materia di studi di settore. Il decreto legge n. 138 del 2011, come accennato, riduce le garanzie derivanti dalla applicazione degli studi di settore in quanto, attraverso la modifica normativa in questione le ulteriori rettifiche sulla base di presunzioni semplici e al superamento di determinati limiti in termini percentuali e assoluti, sono ostacolate dalla congruità biennale e non più da quella valutata in relazione a un solo periodo di imposta. La prima questione che appare utile approfondire è quella legata alla decorrenza della modifica normativa, nel senso che si tratta di comprendere se la stessa possa spiegare già valenza sul periodo di imposta 2010 e dunque sulle dichiarazioni in fase di presentazione ovvero possa operare esclusivamente dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Sul punto, alla luce anche dei chiarimenti proposti dall'Agenzia delle entrate nella recente circolare n. 41 del 2011 in relazione alle modifiche alla disciplina degli studi di settore contenute nei provvedimenti di luglio, è presumibile che la linea interpretativa sia la medesima, nel senso di assumere l'ulteriore intervento come di natura procedurale rendendolo applicabile già sul periodo di imposta 2010. Pertanto, l'efficacia della protezione recata dal comma 4 bis dell'articolo 10 della legge n. 146 del 1998 andrebbe valutata in relazione ai periodi di imposta 2009 e 2010 e così via con riferimento anche ai periodi di imposta successivi nei quali si dovrebbe sempre procedere alla valutazione della congruità sul biennio. Quello che invece non viene a essere mutato è il rapporto tra la disciplina, anche temporale, della congruità e i riflessi che tale elemento ha sulla applicazione delle norme in materia di società di comodo. In altri termini, dunque, ai fini della esclusione prevista dall'articolo 30 della legge n. 146 del 1998 dovrebbe continuare a essere sufficiente la congruità anche per adeguamento relativa a un solo periodo di imposta. Nella sostanza, dunque, il richiamo all'adeguamento biennale dovrebbe essere confinato nell'ambito della applicazione delle norme in materia di studi di settore senza che si producano ulteriori effetti con riferimento ad altre disposizioni normative la principale delle quali è proprio quella in materia di società di comodo. Quindi, in relazione a tale norma, continueranno a spiegare effetti le disposizioni di cui all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994 preservando dalla applicazione delle limitazioni di specie tutti quei soggetti che, anche per un solo periodo di imposta, risultano essere congrui e coerenti anche nell'ipotesi in cui la congruità venga raggiunta mediante adeguamento in dichiarazione dei redditi.

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