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Ora la denuncia è accessibile

del 23/08/2011
di: di Debora Alberici
Ora la denuncia è accessibile
D'ora in avanti maggiori garanzie alle aziende finite nel mirino del fisco. L'imprenditore infatti ha diritto di accedere e prendere visione della denuncia presentata alla Procura della Repubblica dall'Agenzia delle Entrate per sospetta evasione e con la quale la verifica fiscale viene estesa ad altre annualità. A questo nuovo approdo giurisprudenziale è giunto il Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 4769 del 10 agosto scorso, ha accolto il ricorso di una Spa milanese che, dopo essere stata denunciata per evasione fiscale dall'Agenzia delle entrate aveva chiesto di accedere all'esposto presentato dall'amministrazione alla Procura della Repubblica.

Contro il rifiuto la grande azienda meneghina aveva presentato ricorso al Tar ma senza successo. Quindi ha depositato gli atti a Palazzo Spada affinché riaprisse la possibilità di visionare la denuncia del fisco.

Secondo la difesa l'amministrazione avrebbe dovuto giocare a carte scoperte, anche se di fatto era stato avviato un procedimento penale. Negli atti depositati a Palazzo Spada si lamentano la violazione e la falsa applicazione degli artt. 22, 23 e 24 ln 241/1990 e dell'art. 329 cpp. Ciò in quanto, si legge nel documento, «oggetto della richiesta di accesso è l'atto (la denuncia) che è presupposto per l'estensione della verifica al 2004, mentre nessuna richiesta viene effettuata con riferimento agli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico ministero». Non solo. Sempre secondo la ricorrente non c'è stata violazione dell'art. 329 cpp, dato che si riferisce agli «atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria» e non può riguardare la denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio. I giudici, ribaltando sul punto il primo verdetto, hanno accolto la tesi della difesa sostenendo prima di tutto che quella denuncia «non è atto di indagine».

Secondo il Collegio, in linea generale, «non può essere negato l'accesso a documenti che riguardano espressamente la posizione giuridica dell'istante e che possono essere da questi utilizzati a fini di tutela giurisdizionale». Non solo. A questa regola non si sottrae, in virtù della sua stessa natura, «la denuncia presentata da un privato a una pubblica amministrazione, ovvero anche da un soggetto pubblico all'autorità giudiziaria, poiché, per un verso, l'ordinamento giuridico non tutela il diritto all'anonimato del denunciante, anzi, prevedendo espressamente il reato di calunnia, impone una precisa assunzione di responsabilità a carico dello stesso; per altro verso, non può in tal modo comprimersi il diritto costituzionalmente garantito alla tutela giurisdizionale». A maggior ragione nel caso in cui la denuncia presentata, per un verso intende offrire alla verifica dell'autorità giudiziaria la notitia criminis, e quindi la possibilità di verifica della sussistenza nel fatto degli elementi costitutivi del reato; per altro verso, costituisce il presupposto per l'estensione di una verifica fiscale ad altra annualità, e quindi l'avvio di un ulteriore procedimento di verifica tributaria.

E non basta. Infatti l'art. 329, comma 1, cpp, prevede che «gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari».

L'art. 114, comma 1, cpp, che disciplina il «divieto di pubblicazione di atti e di immagini», dispone, proprio in riferimento agli atti coperti da segreto ai sensi dell'art. 329 cpp, che «è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto».

Dunque, concludono i giudici, non costituisce «atto di indagine la notitia criminis (costituendo essa delle indagini il presupposto), e, in particolare, la denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica».

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