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Commercio, addio programmazione Il libero mercato la farà da padrone

del 23/08/2011
di: di Giuseppe Dell'Aquila
Commercio, addio programmazione Il libero mercato la farà da padrone
La manovra bis cambia le norme che regolamentano il commercio, incidendo profondamente sul sistema di programmazione della rete e di disciplina degli orari cui sovrintendono le regioni. Gli articoli 3 e 6 del decreto legge 13/2011 liberalizzano una disciplina più volte rimaneggiata dagli ultimi governi. Molto era già cambiato, dal 1998, con le disposizioni varate dall'allora ministro delle attività produttive, Pierluigi Bersani, che aveva liberalizzato i piccoli esercizi e rimesso alla discrezionalità delle regioni le decisioni sulla programmazione di grandi e medie strutture commerciali, fino ad allora assoggettate al principio del contingente globale della superficie disponibile a livello comunale. Un ulteriore passo in avanti, lo stesso Bersani lo aveva fatto con la prima lenzuolata di liberalizzazioni (dl 23/2006), che aveva soppresso: l'iscrizione a registri abilitanti, salvo il possesso di requisiti professionali riguardanti il settore alimentare e della somministrazione di alimenti e bevande; le distanze minime obbligatorie tra attività commerciali; le limitazioni quantitative all'assortimento merceologico offerto negli esercizi commerciali, fatta salva la distinzione tra settore alimentare e non alimentare; i limiti riferiti a quote di mercato predefinite; i divieti ad effettuare vendite promozionali, l'ottenimento di autorizzazioni preventive e le limitazioni di ordine temporale o quantitativo allo svolgimento di vendite promozionali, fatte salve le disposizioni che disciplinano le vendite sottocosto e i saldi di fine stagione. Poi, col dlgs 59/2010, di recepimento della direttiva Bolkestein, l'accesso a un'attività di servizi o il suo esercizio erano stati svincolati da requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente sulla cittadinanza. E, soprattutto, dall'applicazione caso per caso di una verifica di natura economica subordinante il rilascio del titolo autorizzatorio alla prova dell'esistenza di un bisogno economico o di una domanda di mercato; o alla valutazione degli effetti economici potenziali o effettivi dell'attività; o ancora alla valutazione dell'adeguatezza dell'attività stessa, rispetto agli obiettivi di programmazione economica stabiliti. La manovra correttiva di inizio estate (dl 98/2011) aveva poi messo mano alla disciplina degli orari, prevedendo, in via sperimentale, la liberalizzazione degli orari di apertura e di chiusura e la deroga all'obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell'esercizio, (anche se solo) nei comuni ricompresi negli elenchi dei comuni turistici e delle città d'arte. Ora, in attesa della riforma dell'art. 41 della Costituzione, nell'inverno scorso presentata dal governo come necessaria, la manovra bis, all'art. 3, comma 1, prevede che comuni, province, regioni e stato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del dl 38, adeguino i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere. Ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge. Fermo restando, che divieti sono previsti unicamente nei casi di: vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali; contrasto con i principi fondamentali della Costituzione; danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e contrasto con l'utilità sociale; disposizioni indispensabili per la protezione della salute umana, conservazione delle specie animali e vegetali, di ambiente, paesaggio e patrimonio culturale; disposizioni che comportano effetti sulla finanza pubblica. In ogni caso, alla scadenza del termine di un anno, le disposizioni normative statali incompatibili con quanto sopra esposto saranno soppresse, con conseguente diretta applicazione degli istituti della segnalazione di inizio di attività e dell'autocertificazione con controlli successivi. Eventuali restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività economiche previste dall'ordinamento vigente vengono abrogate quattro mesi dopo l'entrata in vigore del Dl n. 138 (ai sensi dell'art. 3, comma 8). Infine, va detto che l'articolo 6, comma 4, della manovra bis (dl 138/2011) introduce, in via sperimentale, la liberalizzazione degli orari dei negozi in tutti i comuni, a prescindere dal loro status di comune turistico. Ciò si traduce in una destrutturazione di tutto quel sistema di regole, che finora ha consentito un mantenimento degli equilibri tra le varie componenti della rete commerciale, sostenendo il piccolo commercio a tutela anche della vivibilità dei centri urbani. Di conseguenza, non appena il mercato costruirà (a breve termine) da sé le proprie regole, si assisterà a una potenziale trasformazione della rete, senza alcune delle protezioni che hanno finora retto il sistema.
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