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Contributo di solidarietà: ci sono margini per evitare il pagamento

del 20/08/2011
di: di Duilio Liburdi
Contributo di solidarietà: ci sono margini per evitare il pagamento
Un contributo di solidarietà dalle molte incognite. Non mancano infatti zone d'ombra che offrono margini incertezza. Diversa incidenza reale sui soggetti che usufruiscono o meno di detrazioni per spese e carichi di famiglia. E attesa sulle modalità operative e vantaggi che possono derivare dai particolari meccanismi di determinazione di alcuni redditi quali quelli di impresa o quelli tassati con imposizioni sostitutive. Solo per segnalarne due.

Questi ulteriori aspetti possono essere evidenziati da un'analisi attenta delle disposizioni contenute nell'articolo 2, commi 1 e 2, del decreto legge n. 138 del 2011 che ha istituito, come noto, il contributo di solidarietà per i redditi complessivi superiori a 90 mila euro sin dal periodo di imposta 2011.

Il meccanismo del contributo. Come già osservato il meccanismo applicativo del contributo fiscale è di fatto semplice. Si assume il dato del reddito complessivo superiore a 90 o a 150 mila euro. Si procede al conteggio del contributo del 5% per la parte eccedente i 90 mila euro e del 10% per la parte eccedente i 150 mila. Si procede poi al versamento tenendo conto della deducibilità ai fini della determinazione del reddito Irpef e delle addizionali del contributo versato. Ma si può anche optare per la tassazione con aliquota Irpef maggiorata del 5% sui redditi eccedenti i 75 mila euro. In tal caso, non vi è la deducibilità del pagamento della somma versata in più.

La base di riferimento. Come base imponibile per il contributo di solidarietà si assume dunque un ipotetico rigo RN1 della dichiarazione delle persone fisiche e si estrapola questo dato che, appunto, costituisce il dato di riferimento per il conteggio. Da un punto di vista pratico, il tutto muove in sede di autoliquidazione o di liquidazione delle imposte, nel senso che il momento in cui si procede al pagamento della somma dovuta è legato al modello Unico o al modello 730. Fermo restando che, per i lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito complessivo (di lavoro) superiore alle soglie previste dalla legge, stando alla lettura della norma, parrebbe decisivo il momento del conguaglio sui redditi 2011. Questo perché la relazione tecnica prevede un gettito a far data dal 2012 e non dal 2011; il che escluderebbe un prelievo già sulle rate di stipendio da percepire nel corso del 2011. Va detto che poi, sempre in base a quanto emerge dalla relazione tecnica dovrebbe essere esclusa l'ipotesi del versamento di acconto del contributo, visto che la stima di gettito è identica nei tre anni di vigenza del prelievo ed anche, probabilmente, in considerazione del fatto che non è sempre possibile stimare la costanza dell'ammontare del reddito complessivo.

L'incidenza del contributo. Per come è strutturata la norma, che, come detto, opera sul reddito complessivo, è evidente come siano molte le variabili che portano alcuni contribuenti a sfuggire al pagamento seppure in modo legittimo. Ma pur sempre a fronte di una ricchezza disponibile esattamente identica ad altri che, invece, ne risultano soggetti. In primo luogo, la base imponibile così concepita non tiene in alcun conto situazioni nelle quali il reddito imponibile sia ridotto da oneri. E ovviamente non tiene conto anche dell'effettivo carico di imposta dovuto a fronte dell'esistenza di carichi di famiglia o meno ovvero di spese detraibili.

Sebbene le detrazioni operano a riduzione dell'imposta e non del reddito, va osservato come il contributo in questione non consideri la diversa situazione reale nella quale si possono trovare molti contribuenti astrattamente soggetti nello stesso modo al contributo di solidarietà Irpef.

Vi sono, inoltre, una serie di situazioni nelle quali il reddito complessivo non è in alcun modo rappresentativo della reale «ricchezza» del contribuente che, magari, può legittimamente optare per regimi sostitutivi. In alcuni casi, peraltro, proprio l'introduzione del contributo su base triennale potrebbe indurre alcuni contribuenti a scegliere opzioni che annualmente possono essere esercitare. Come nel caso della cedolare secca per la quale l'opzione può essere scelta per ogni annualità contrattuale.

Ulteriori ipotesi sono quelle di tassazione sostitutiva delle rendite finanziarie che, seppure modificata ed inasprita dalla manovra, interviene con una aliquota del 20% in via definitiva. Mentre, la stessa ricchezza non assoggettata a tassazione sostitutiva sconta sia il contributo sia l'Irpef ordinaria. Insomma, piuttosto che ipotizzare improbabili incrementi di tassazione (per esempio, sulle somme oggetto di scudo fiscale) potrebbe essere più utile ragionare su un meccanismo che tenga in debita considerazione sia la ricchezza in dichiarazione sia, con l'intervento di intermediari per il contributo di solidarietà, le quote eccedenti fissate dalla legge. L'esempio potrebbe essere quello di un contribuente che con un reddito complessivo inferiore a 90 mila euro, supera comunque detta soglia per effetto di un reddito assoggettato a tassazione sostitutiva come nel caso della cedolare.

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