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Università, la riforma che non c'è

del 02/08/2011
di: di Benedetta Pacelli
Università, la riforma che non c'è
A spuntare con attenzione le Gazzette Ufficiali degli ultimi 30 giorni, di provvedimenti attuativi della riforma universitaria targata Gelmini non c'è traccia. Nessun decreto del ministero dell'università o regolamento è stato pubblicato o trasmesso all'Istituto poligrafico dello Stato, eccezion fatta per un decreto del presidente della repubblica relativo alla riorganizzazione dello stesso dicastero che, però, con la riforma universitaria poco ha a che vedere. Eppure era stato lo stesso ministro Mariastella Gelmini in un comunicato stampa del 30 giugno, ad annunciare che «entro il mese di luglio, 17 decreti» sarebbero stati «completati e pubblicati in Gazzetta Ufficiale e quindi operativi», ribadendo, inoltre, che il percorso di attuazione della riforma universitaria proseguiva «molto rapidamente, rispettando regolarmente le scadenze poste all'inizio del procedimento». La realtà, invece, come evidenziato da ItaliaOggi del 28 giugno, è che seppure molti decreti siano stati firmati, ne mancano all'appello alcuni piuttosto significativi come il provvedimento necessario per riaprire i concorsi secondo le nuove modalità, oppure quello che stabilisce che cosa fare di quei 13 milioni che la legge assegnava per le chiamate degli associati. Ma non solo, perché su tutto questo pesa l'indefinito quadro economico che attanaglia gli atenei, costretti non solo a far fronte ai tagli ma, soprattutto, all'impossibilità di effettuare alcun tipo di programmazione visto che a oggi non è ancora stato distribuito il Fondo del finanziamento ordinario, cioè la principale fonte di entrata per le università.

Lo stato dell'arte. Tra provvedimenti in bozza, testi firmati da un dicastero e in attesa del via libera dai piani alti di via XX Settembre e altri «inviati» per la pubblicazione in G.U., è difficile ricostruire un quadro complessivo dei decreti attuativi. Stando alle parole della Gelmini, comunque, dei 38 provvedimenti previsti 32 sarebbero già stati firmati. L'ultimo in ordine temporale è quello relativo alla «Determinazione dei settori concorsuali, raggruppati in macrosettori concorsuali», con l'obiettivo di aggregare più docenti chiamati a valutare gli aspiranti alla cattedra. Un provvedimento che va a braccetto con quello approvato la settimana scorsa in consiglio dei ministri relativo alle modalità per conseguire l'abilitazione nazionale. Due testi, comunque, non sufficienti per riaprire finalmente la partita delle abilitazioni.

Che cosa manca. Ne servirà un terzo, quello relativo, cioè, ai criteri e ai parametri differenziati per la valutazione di titoli e pubblicazioni nelle procedure di abilitazione. Accanto a questo mancano all'appello il provvedimento relativo ai criteri e ai parametri per l'istituzione dei corsi di dottorato; i criteri per l'individuazione con regolamento di ateneo degli standard qualitativi per la valutazione dei ricercatori; il diritto allo studio; l'accreditamento e la valutazione ex post delle politiche di reclutamento.

La distribuzione delle risorse. C'è poi il capitolo risorse. Con due informative di giugno (n. 912; n. 109) il Miur chiedeva agli atenei di rendere nota, entro il 30 luglio, la programmazione sul «Turnover 2010 (Programmazione 2011) e disponibilità residue turnover 2009». Una programmazione difficile che, come ha risposto il presidente dei rettori Marco Mancini, «discende dal combinato di due diverse circostanze: l'attuale indisponibilità dell'assegnazione del'Ffo», la cui spartizione era attesa per lo meno prima della pausa estiva, e «la mancanza di qualunque informazione relativa alle assegnazioni di cui all'art 29, comma 9, legge 240/10», quella quota cioè di 13 milioni di euro che la legge destinava per le chiamate di professore di II fascia e di cui non si più avuta notizia.

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