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Branch in contabilità separata

del 02/08/2011
di: di Franco Ricca
Branch in contabilità separata
La stabile organizzazione in Italia del soggetto estero è in ogni caso debitore dell'Iva se partecipa all'operazione territorialmente rilevante; viceversa, se l'operazione è posta in essere da una stabile organizzazione estera del soggetto passivo italiano, è quest'ultimo ad assumere gli obblighi d'imposta, che dovranno essere assolti attraverso una specifica gestione contabile.

Questi alcuni chiarimenti che la circolare n. 37 del 29 luglio 2011 dell'Agenzia delle entrate fornisce interpretando le disposizioni nazionali e comunitarie post riforma.

La definizione della stabile organizzazione

Nell'illustrare le regole-base per la localizzazione delle prestazioni di servizi c.d. generiche, la circolare evidenzia che l'art. 11 del regolamento n. 282/2011 chiarisce per la prima volta la nozione di stabile organizzazione ai fini Iva. Tale disposizione, infatti, nel contesto in esame, chiarisce che per stabile organizzazione deve intendersi qualsiasi organizzazione, diversa dalla sede principale dell'attività economica, caratterizzata da un grado sufficiente di permanenza e una struttura idonea in termini di mezzi umani e tecnici atti a consentirle:

- di ricevere e utilizzare i servizi che le sono forniti per le esigenze proprie, qualora la stabile organizzazione sia il committente delle prestazioni

- di fornire i servizi di cui assicura la prestazione, quando invece si tratta di identificare il luogo delle prestazioni rese a privati, nonché delle prestazioni di e-commerce.

Lo stesso articolo 11 precisa che la titolarità del numero identificativo Iva non costituisce, di per sé, una prova sufficiente dell'esistenza di una stabile organizzazione.

La circolare osserva, poi, che, in base all'art. 21 del regolamento, se il committente è stabilito in più di uno stato membro, la prestazione si considera effettuata nello stato in cui egli ha stabilito la sede della propria attività economica; se però la prestazione è resa ad una stabile organizzazione del soggetto passivo, tale prestazione sarà imponibile nel luogo in cui è situata la stabile organizzazione destinataria del servizio. Di conseguenza, ad esempio, se una prestazione è commissionata da un soggetto passivo con sede principale in Italia e stabile organizzazione in Germania, l'operazione si considera effettuata in Germania se commissionata dalla stabile organizzazione, in Italia in caso contrario.

L'art. 22 del regolamento, infine, definisce le regole da applicare nel caso in cui il soggetto passivo abbia più stabili organizzazioni in paesi diversi, chiarendo che, al fine di identificare la stabile organizzazione committente della prestazione, occorre prendere in considerazione:

- la natura e l'utilizzazione dei servizi forniti

- l'organizzazione che, sia contrattualmente sia in base al numero di partita Iva, risulta committente della prestazione

- l'organizzazione che provvede al pagamento del corrispettivo.

La stabile organizzazione come debitore dell'imposta

La stabile organizzazione può assumere la veste di debitore dell'Iva anche quando non è, per così dire, protagonista dell'operazione territorialmente rilevante. Al riguardo, la circolare osserva che dalle disposizioni dei commi terzo e quarto dell'art. 17 del dpr 633/72, lette alla luce dell'art. 192-bis della direttiva 2006/112/CE, si desume che, relativamente alle operazioni territorialmente rilevanti in Italia, occorre distinguere le seguenti ipotesi:

1) quella del soggetto estero con stabile organizzazione in Italia

2) quella del soggetto passivo italiano con stabile organizzazione all'estero.

Dalle disposizioni sopra richiamate emerge la seguente disciplina per quanto concerne l'individuazione del soggetto tenuto agli adempimenti Iva nel caso in cui l'operazione sia effettuata dal soggetto estero con stabile organizzazione in Italia (caso n. 1):

- per le operazioni rese nei confronti di soggetti passivi stabiliti in Italia, debitore dell'Iva è il destinatario se la stabile organizzazione non partecipa all'operazione (reverse charge); altrimenti debitore dell'Iva è il fornitore estero, che assolverà gli obblighi per il tramite della propria stabile organizzazione in Italia

- per le operazioni rese nei confronti di privati, oppure di soggetti passivi esteri, debitore dell'imposta è in ogni caso il fornitore estero, che assolverà gli obblighi tramite il numero di partita Iva attribuito alla sua stabile organizzazione italiana, adottando però una distinta serie di numerazione delle fatture non riferibili alle operazioni poste in essere dalla stabile organizzazione.

Per le operazioni territorialmente rilevanti in Italia poste in essere da un soggetto passivo italiano attraverso la propria stabile organizzazione all'estero (caso n. 2), debitore dell'Iva è invece, in ogni caso, il soggetto passivo italiano. Tuttavia, la circolare precisa che qualora le operazioni siano riferibili alla stabile organizzazione estera, il soggetto passivo nazionale dovrà fatturarle adottando una distinta serie di numerazione, annotando poi queste fatture in apposito registro o blocco sezionale e indicandole in un distinto modulo della dichiarazione annuale. In sostanza, viene configurato, di fatto, un obbligo di contabilità separata in funzione della diversa «provenienza» delle operazioni (dalla stabile organizzazione estera o dalla sede principale nazionale) localizzate in Italia per effetto delle regole sulla territorialità.

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