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La p.a. non è intoccabile

del 29/07/2011
di: di Francesco Longobardi – presidente nazionale Ancl- Su)
La p.a. non è intoccabile
Subissato: è il termine che rappresenta molto realmente il livello di proteste e sconcerti che giornalmente mi pervengono dai Colleghi e da tutto il territorio nazionale in ordine a quel mancato funzionamento dei servizi della pubblica amministrazione. Comprendo appieno tutte le segnalazioni, anche perché – da consulente del lavoro – sono questioni che tocco anch'io con mano, tutti i giorni. L'assurdo è che da parte nostra si pretende puntualità negli adempimenti , correttezza degli stessi, non ultimo lo svolgimento di lavoro pesante per alleggerire quello dei vari enti, l'informatizzazione costretta (che per tutti noi è ormai un costo crescente) per vederci magari confinati fuori da una porta dal funzionario indisponibile per definizione. Prendo ad esempio, un recente messaggio inviatomi da un attivo presidente U.P. Ancl per rendere l'idea: «Prima le problematiche Inail per il nuovo programma Durc, poi le riorganizzazioni nazionali delle sedi Inps, poi il disegno di legge per l'abolizione degli ordini professionali, ora probabilmente le problematiche con l'Agenzia delle entrate (riferite alla acquisizione dei mod. 730, ndr), ma davvero dobbiamo essere iscritti a un ordine professionale per svolgere questo tipo di lavoro, perché sembra che siamo sempre meno lavoratori autonomi e sempre più «schiavi delle Istituzioni a costo zero. Scusate lo sfogo ma la mia pazienza e credo quella di tanti Colleghi e dei propri dipendenti sia giunta al culmine». Parole e senso assolutamente condivisibile, che interpreta a dovere il malessere di tutti noi, di tutti i giorni. E allora, è giunta l'ora di alzare la testa. L'apprezzamento che l'Ancl ma decisamente l'intera Categoria ha conquistato nelle sedi istituzionali centrali , non basta ancora. Qui non si tratta di essere pregiudizialmente contro i sistemi della p.a., ma di rivendicare il diritto alla parità di trattamento, Sbaglia il Consulente del Lavoro? È giusto che paghi. Sbaglia l'azienda assistita dal consulente del lavoro? È giusto che paghi. Sbaglia l'azienda nelle sue iniziative? È giusto che paghi. Ma se a sbagliare è la pubblica amministrazione è altrettanto giusto che paghi. Perché si è giunti a un sistema bidirezionale (come ama definirlo l'Inps) che ingloba competenze reciproche senza le quali il pubblico servizio reciproco non può compiersi.

La chiave è tutta lì: la reciprocità con la pubblica amministrazione. Se non funziona una parte, non funziona l'altra. Se tutte le due funzionano, ben venga, ma se non ne funziona una – chiunque essa sia – è giusto che paghi. E allora, se noi consulenti, aziende e lavoratori assistiti, siamo soggetti a sanzioni per i mancati adempimenti anche se questi possono essere determinati dal manlfuzionamento di un sito, se si è soggetti a sanzioni per il ritardo nell'adempimento, se si è comunque soggetti a sanzioni per inadempimento connesso alla difficoltà di applicazione di una nuova disposizione e chissà quante altre casistiche, giusto pagare.

Ma se non funziona la p.a. anch'essa deve pagare. Una sanzione, commisurata e non simbolica o agevolata. Per questo si chiama stato di diritto, questo si chiama parità di trattamento .

L'Ancl intende quindi lanciare una raccolta di firme tra tutti i consulenti del lavoro da sottoporre alle forze sociali, alle rappresentanze delle professioni, ad altri sindacati di categorie professionali, affinché si pervenga al ristabilimento della parità di dignità, adottandosi una norma che sancisca il seguente principio:

«Il provvedimento anche non definitivo della pubblica amministrazione in materia di riscossione previdenziale e tributaria nonché il provvedimento della pubblica amministrazione in materia lavoristica, previdenziale, assistenziale e fiscale che si rilevi destituita di fondamento o comunque ascrivibile a condotte di eccesso di potere, o nei casi di mancata e ingiustificata adozione di provvedimenti revocatori in autotulela, che abbiano documentalmente provocato nocumento per la parte ricevente, sono punite con la sanzione del ………% del contenzioso in specie a carico della amministrazione in difetto, da versarsi alla parte lesa entro e non oltre 30 giorni dall' accertamento dell'indebita pretesa».

Ritengo che questa possa essere una battaglia (forse lunga) di civiltà. Segnalo che una simile iniziativa è stata già lanciata da movimenti di consumatori a tutela dei diritti negati. Segnalo che è di poco più di un mese fa la condanna al risarcimento del danno del Tribunale nei confronti di un funzionario Equitalia per un fermo amministrativo illegittimo. Segnalo che si vanno proponendo in questo periodo iniziative di class action da parte di contribuenti vessati. E allora è questo il momento di farci sentire, a difesa della nostra dignità ed in ragione della parità di trattamento costituzionalmente sancita. L'appuntamento con le iniziative a riguardo e la sottoscrizione della proposta è solo rinviato al primo periodo post feriale.

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