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Gli enti: non è la Covip che potrà vigilare meglio

del 26/07/2011
di: Simona D'Alessio
Gli enti: non è la Covip che potrà vigilare meglio
Monta la rabbia delle casse di previdenza dei professionisti dopo il varo della manovra (si veda ItaliaOggi Sette di ieri). A guidare la rivolta c'è un presidente «in imbarazzo, essendo deputato del Pdl, perché», si lamenta Gianni Mancuso, alla guida dell'ente pensionistico dei veterinari, «sono misure assurdamente punitive. Mi chiedo il ministro Maurizio Sacconi chi rappresenti, visti gli interventi contro le nostre categorie». «Prendiamo la questione dei controlli: ne avevamo molti che, per varietà e numero, non garantivano efficienza, ma adesso come potrà la Covip realizzarli senza costi aggiuntivi (lo prevede la manovra, ndr), quando è un organismo che si occupa di investimenti mobiliari e dovrà dotarsi di nuovi strumenti, altro personale e competenze adeguate?». Un nervo scoperto anche secondo Paola Muratorio, alla presidenza dell'Inarcassa: «Quando scoppiò lo scandalo Lehman brothers i fondi complementari non ne erano esenti, eppure erano sottoposti alle ispezioni della Covip. Non temiamo controlli, vorremmo le operazioni fossero esaustive». La numero uno della cassa di ingegneri ed architetti non digerisce che «l'esecutivo abbia sferrato un attacco alle professioni con la manovra. E, allora», aggiunge amara, «ha fatto bene l'Inpdai (l'istituto dei dirigenti industriali) a non privatizzarsi, adesso è a carico della collettività. Essere attenti al risparmio, non ci ha ripagato».

A giudizio di Walter Anedda

(dottori commercialisti), «sarebbe stato opportuno, come l'Adepp aveva proposto con emendamenti al dl 78/2011, rafforzare la verifica sui patrimoni e la gestione ricorrendo a soggetti operanti in banca d'Italia». Ora «sarà importante valutare come, nell'ambito dei decreti attuativi, verranno prese in considerazione le nostre posizioni e il nostro codice di autoregolamentazione, che sarà approvato a partire da settembre». Preoccupato è anche Alberto Bagnoli, neopresidente della cassa forense, poiché le norme «incidono sia sul sistema ordinamentale, messo a dura prova dall'aumento dei costi dei processi, sia su quello previdenziale. Inoltre, il numero uno dell'organismo degli avvocati auspica che «ogni provvedimento venga adottato non in via frazionata ed emergenziale». A Sergio Nunziante (Biologi) appare «inconcepibile la misura secondo cui il nostro personale va considerato alla stregua del dipendente pubblico, e avrà lo stipendio bloccato fino al 2013».

Il caso Enasarco. In questo caso la Manovra detta chiarimenti specifici. A una lettura più approfondita degli articoli della manovra, infatti, per l'ente di previdenza degli agenti di commercio guidato da Brunetto Boco emergono nuovi aspetti: la legge 111 del 2011, infatti, chiarisce (articolo 18, comma 13) che «la contribuzione dovuta dagli iscritti ha natura integrativa». Una frase che sembrerebbe assimilare la fondazione Enasarco ad un fondo di previdenza integrativa. Ma così non è. E anche se integrativa la contribuzione resta obbligatoria. Di conseguenza anche l'ente è sottoposto a tutti i vincoli delle altre casse, a cominciare dal codice degli appalti. L'ente «ancorché privatizzato ed operante senza oneri a carico dello stato, è sottoposto al controllo dei ministeri vigilanti e si è sempre considerato qualificabile come organismo di diritto pubblico e, prima ancora di qualsiasi chiarimento legislativo, ha deciso per l'applicazione del codice degli appalti», come emerge dal regolamento interno.

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