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La riforma resta la priorità

del 23/07/2011
di: di Pamela Giufrè
La riforma resta la priorità
Il dl 98/2011 diventa legge, la riforma sulla liberalizzazione delle professioni rimane una priorità. La manovra finanziaria dopo aver superato il vaglio del senato, in tempi record accoglie anche la fiducia della camera, ricevendo così il plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha provveduto a promulgare la legge.

La paternità del documento è del ministro dell'economia Giulio Tremonti che ha espresso la ferma volontà di collegare al provvedimento tutte le dovute e necessarie modifiche volte al raggiungimento degli obiettivi di crescita e sviluppo dell'economia italiana.

Tra i correttivi alla manovra, proposti da Tremonti, ha fatto parlare di sé il famigerato emendamento all'articolo 39 bis che, se fosse stato approvato, nel giro di 6 mesi avrebbe abrogato tutte le restrizioni di accesso e esercizio delle professioni previste dall'ordinamento vigente. Una riforma di portata «rivoluzionaria» per la cultura italiana, che si è deciso di rinviare ancora per un po'. Un periodo di otto mesi per valutare, con più calma, la delicata materia della «liberalizzazione delle professioni». In quest'arco di tempo, saranno avanzate alle categorie interessate proposte di riforma in materia di liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche, affidate allo studio, secondo l'articolo 29, di un'Alta commissione ministeriale. Nell'emendamento sulle liberalizzazioni, entrato in manovra, infatti si legge: «Fermo restando le categorie di cui l'art 33 quinto comma della Costituzione, il governo formulerà alle categorie interessate delle proposte di riforma in materia di liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche e, trascorso il termine di otto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ciò che non sarà espressamente regolamentato sarà libero».

«Siamo da sempre sostenitori del principio di liberalizzazione delle professioni. Ciò costituisce, infatti, la mission della Lapet sin dagli anni 80», spiega il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone. «Liberalizzare vuol dire rimuovere gli ostacoli inutili alla concorrenza, migliorare la qualità dei servizi, restituire la competitività internazionale ai professionisti italiani, offrire alle nuove generazioni l'opportunità di costruire il loro domani nel mercato del lavoro in un regime di meritocrazia. È ora che si comprenda che professionista non è solo colui che è iscritto a un ordine, ma che esiste un'altra faccia della medaglia, ben più ampia, che va valorizzata. In buona sostanza, ciò che suggeriamo, è di usare un apparato legislativo il più leggero possibile per fare emergere rapidamente professioni divenute ormai vitali per l'economia italiana».

In Italia infatti vi sono circa 1 milione e 700 mila professionisti iscritti agli ordini e circa 3 milioni di professionisti non regolamentati da albi o collegi. Insieme contribuiscono alla produzione di oltre il 15 per cento del pil.

«Queste due realtà possono tranquillamente convivere, regolamentando gli ambiti di competenza, senza che riserve inutili o contraddittorie possano creare blocchi o sovrapposizioni di attività», suggerisce Falcone.

Per affrontare al meglio la questione della liberalizzazione delle professioni, la manovra ha predisposto l'istituzione di un'Alta commissione, costituita da esperti nominati dai Ministeri dello sviluppo, della giustizia e dell'economia. «A tal proposito», specifica il presidente, «il supporto tecnico del tavolo sulle professioni non regolamentate, quale sede stabile di dialogo tra differenti operatori a cui siede anche la Lapet, istituito proprio presso il ministero dello sviluppo economico, sarà senza dubbio molto utile a suggerire al legislatore nuovi strumenti per rendere i nostri professionisti più competitivi sui mercati internazionali».

«Auspichiamo dunque che i lavori proseguano spediti verso un serio cambiamento di rotta». Falcone indica la possibile strada: «Prendendo atto della situazione attuale e, fermo restando quelle realtà già consolidate che sarebbe impensabile cancellare con un colpo di spugna, riteniamo indispensabile rimuovere ostacoli fittizi che impediscono l'accesso alle nuove professioni. I giovani devono avere la possibilità di scegliere e decidere liberamente del loro futuro. Saranno le capacità a fare la differenza, non le inutili barriere. No a nuovi ordini, no a nuove riserve professionali, sì alla libertà di esercizio delle nuove professioni».

Infine, conclude Falcone: «Rispetto all'interesse comune, non può prevalere né quello corporativo né l'interdizione da parte delle lobby. La liberalizzazione è il giusto riconoscimento per un settore, quello delle professioni, che coinvolge ormai milioni di lavoratori».

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