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Cisal, parola d'ordine è coesione

del 21/07/2011
di: di Vincenzo Lucarelli
Cisal, parola d'ordine è coesione
Rigore e crescita di cui si è molto parlato negli ultimi giorni a proposito della manovra economica (pressappoco) bipartisan sembrano più un ossimoro che il classico binomio di una formula per superare la crisi. Più preoccupante della precedente non ancora metabolizzata.

Infatti, per il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro, «di rigore nella citata manovra se ne percepisce anche troppo, particolarmente a carico di stipendi, salari e (come sempre) delle pensioni, stando a un'approvazione sine qua non per quasi 80 miliardi di euro complessivi da qui al 2014. Somma che, inizialmente, era data per un massimo di 47,5 miliardi di euro. Non possiamo non essere convinti che si debbano fare ulteriori sacrifici e persino parecchie rinunce per tentare una via di uscita dalla minaccia del crollo economico e finanziario sotto il peso degli speculatori di professione. E di chi, comunque, la fa franca. Soprattutto perché, secondo il segretario, «non vediamo nella manovra, un impianto basato sui tagli alle uscite». Tanto più che il mondo della politica, nell'emergenza nazionale di questi mesi, non ha dato buona prova di sé, rifiutando di rendersi disponibile a ridurre sensibilmente le proprie retribuzioni e gli annessi privilegi.

Così stando le cose, per chi rappresenta un sindacato confederale, per giunta autonomo dai partiti, si pone l'interrogativo: che fare? Perché da una parte, la situazione della manovra varata, che cerca di evitare il peggio, richiede prudenza per non provocare reazioni incontrollate che possano innescare eventi drammatici a catena; dall'altra, ciò che sta accadendo pone l'obbligo di giocare d'anticipo, senza pregiudicare le relazioni sindacali, ridando credibilità alla politica con un gesto di partecipazione collettiva alla governabilità degli eventi in corso.

Per cui, la parola d'ordine è coesione, complici i mercati e le raccomandazioni pressanti del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, poiché è indispensabile «il congelamento delle polemiche, che pure rimangono sul tavolo degli emicicli parlamentari. Come quelle delle privatizzazioni, che dovranno rispondere più alle ragioni della concorrenza che a quelle della cassa». Sotto questo profilo, l'Italia dispone di attivi patrimoniali distribuiti tra lo stato e gli enti locali, stimati in oltre 400 miliardi di euro, sui quali si è soffermato nei giorni scorsi il presidente del Cnel, Antonio Marzano, per ricordare quali possano essere «le priorità da mettere in campo, prima di intervenire sul budget di famiglie e pensionati». Proposta questa che la Cisal, sottoscrive, «essendo stata espressa durante l'audizione del presidente del Cnel alle commissioni bilancio di camera e senato sulla manovra correttiva, relativamente al valore degli immobili e dei terreni dello stato, quantificati per un ammontare in grado di abbattere il debito pubblico nazionale, senza lasciare al suo destino il suo intero deficit pubblico per rivolgersi, invece, ai pensionati e alle famiglie, chiedendo loro insopportabili e ulteriori sacrifici».

D'altra parte, ha concluso Cavallaro, «chi paga le tasse alla fonte unica del proprio reddito vuole essere informato più esaurientemente non solo sulla crisi in sé, ma anche e soprattutto sui tempi della sua durata». Non foss'altro per verificare dove è finita la promessa di un «fisco dal volto umano», soprattutto nel Mezzogiorno che, a causa della crisi in atto, soffre più di altre aree del paese. Anche riguardo ai tanti errori di un federalismo di là da venire, che implica la definizione delle competenze concorrenti stato - regioni. Nonché la necessità di concordare un bicameralismo economico e finanziario paritario, in grado di dare una spinta decisiva alle infrastrutture, che al momento la manovra economica sembra avere congelato.

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