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È allarme disoccupazione

del 15/07/2011
di: Pagina a cura di Simona D'Alessio
È allarme disoccupazione
Disoccupazione che, da temporanea, diventa persistente. E, in questa stagnazione sempre più inquietante, i giovani restano ai margini, poiché il 28,8% di chi ha fra i 25 e i 30 anni non svolge alcuna attività, né studia. Il rapporto sul mercato del lavoro 2010-2011 del Cnel rimarca come i livelli occupazionali non riescano a elevarsi, a danno soprattutto delle componenti più fragili: nuove generazioni, donne e residenti nelle regioni del Sud. Se, infatti, il dossier riconosce che, nella stagione di crisi in corso, gli ammortizzatori sociali hanno «svolto la loro funzione, evitando la fuoriuscita di molti dal mercato», adesso servono urgentemente misure che incentivino il rientro nel circuito produttivo di chi ha perduto il posto. Purtroppo, sottolinea l'organismo presieduto da Antonio Marzano, l'economia italiana è troppo debole per imprimere una svolta alla domanda di lavoro: a fronte di una crescita fra lo 0,5 e l'1% del pil, gli occupati nel 2011 registreranno l'ennesima flessione, e il tasso di disoccupazione «potrebbe salire ancora per qualche trimestre». Per la componente giovanile non si scorgono segnali di conforto. Anzi: si accentua il fenomeno dei «neet» («not in education or training, nor in employment», ovvero coloro che risultano fuori dal mercato lavorativo, e che non sono impegnati in un processo di formazione; il loro tasso, se prima che la congiuntura negativa si abbattesse sulla Penisola si aggirava attorno al 16% tra i ragazzi 16-24 anni, e al 24% tra i «fratelli maggiori» (25-30 anni), attualmente è in netta ascesa, rispettivamente al 18,6% e al 28,8% nel terzo trimestre del 2010. In diminuzione anche le aspettative di vedere il proprio rapporto precario evolversi in una formula più stabile, giacché il Cnel mette in luce come la recessione abbia inciso sui contratti, al punto che se prima del 2007 quasi il 31% dei giovani a tempo determinato passava all'indeterminato nel giro di un anno, oggi è soltanto poco più del 22% a conoscere questo felice esito.

Nel Mezzogiorno si allarga l'emorragia occupazionale, e nel triennio 2008-2010 la variazione cumulata del pil al Centro-Nord non va molto meglio che al Sud (-4,8% e -5,9% rispettivamente nelle due aree), ma la dimensione delle perdite di posti nelle due aree è differente: a inizio 2011 rispetto allo stesso periodo del 2008, la percentuale di unità andate in fumo nel Meridione era del 5%, nel Settentrione dell'1,5%. Il ministro del welfare Maurizio Sacconi, ricordando che nel biennio sono stati spesi circa 35 miliardi per il sostegno al reddito, annuncia di voler riprendere in mano il capitolo dei centri per l'impiego: «Fu un errore sottrarli alle regioni e darne la gestione alle province, nel '97», dichiara, intenzionato a convocare un tavolo per rilanciarli, poiché «manifestano una pervicace resistenza a innovarsi». E a rispondere alle reali esigenze di chi cerca lavoro.

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