Consulenza o Preventivo Gratuito

Iva, servizi omologati

del 15/07/2011
di: Franco Ricca
Iva, servizi omologati
Le prestazioni di servizi che il soggetto operante in proprio, come mandatario senza rappresentanza, trasferisce ai terzi, mantengono la stessa natura di quelle ricevute dal mandante. Pertanto, se l'attività del mandatario consiste nella raccolta delle scommesse per conto del mandante, le relative prestazioni sono esenti dall'Iva. Spetta alle autorità degli stati membri, tuttavia, accertare le condizioni di fatto, ossia se il ricevitore delle scommesse operi effettivamente in nome proprio.

È quanto emerge dalla sentenza della Corte di giustizia del 14 luglio 2011, causa C-464/10, che definisce una questione pregiudiziale sulla portata della disposizione dell'art. 13, parte B, lett. f), della sesta direttiva, che esenta dall'Iva le scommesse, le lotterie e altri giochi d'azzardo, in relazione alla disposizione dell'art. 6, n. 4, secondo cui il soggetto passivo che partecipa ad una prestazione di servizi agendo a proprio nome ma per conto di altri si considera che abbia ricevuto o fornito detti servizi a titolo proprio.

La questione è stata sollevata nell'ambito di una controversia sorta in seguito all'accertamento fiscale con il quale era stato contestato ad una società esercente l'attività di raccolta di scommesse di non avere assolto l'Iva sulle commissioni corrisposte agli agenti locali incaricati di raccogliere le poste degli scommettitori, di registrare le scommesse, di emettere schedine o tagliandi e di pagare le vincite.

Secondo l'amministrazione finanziaria, i raccoglitori delle scommesse non potevano avvalersi dell'esenzione dall'Iva, in quanto svolgevano tale attività in nome della società; questa invece sosteneva che l'imposta non era dovuta perché i ricevitori delle scommesse dovevano essere considerati come mandatari operanti nell'ambito di una prestazione di servizi esentata.

La Corte, premesso che la questione riguarda il trattamento Iva del rapporto tra l'impresa che esercita un'attività di raccolta di scommesse e l'operatore economico che partecipa in nome proprio, ma per conto di detta impresa, alla raccolta di scommesse, ha ricordato anzitutto di avere escluso, in una precedente sentenza, che l'esenzione possa applicarsi alla fornitura di servizi di un «call center» che si limita ad accettare le scommesse in nome dell'organizzatore.

Nel caso di specie, tuttavia, l'attività dei ricevitori è diversa, in quanto possono rifiutare una scommessa senza essere obbligati a giustificare il rifiuto e sono incaricati di pagare le vincite agli scommettitori. Essi, inoltre, pur partecipando per conto dell'organizzatore, operano in nome proprio nella raccolta di tali scommesse.

Pertanto non vi è un rapporto giuridico diretto tra lo scommettitore e l'impresa organizzatrice, ma rapporti giuridici tra il ricevitore e lo scommettitore, da un lato, e il ricevitore e l'impresa dall'altro.

Questa attività di intermediazione, spiega la corte, rientra nella previsione dell'art. 6, n. 4, della sesta direttiva, per cui deve ritenersi che il raccoglitore abbia ricevuto e fornito i servizi in proprio, in sostanza «acquistandoli» dal mandante e «rivendendoli» al terzo. Di conseguenza, se la prestazione di servizi cui il raccoglitore mandatario partecipa è esentata dall'Iva, l'esenzione è altresì applicabile al rapporto giuridico a valle, e ciò vale anche per l'esenzione in esame.

La Corte avverte tuttavia che la suddetta conclusione presuppone che i raccoglitori agiscano effettivamente in nome proprio, circostanza che dovrà essere accertata dai giudici nazionali in base a tutti gli elementi di fatto, per esempio il possesso di un'autorizzazione, ove prevista, la presenza del nome dell'organizzatore sulle schedine, il fatto che l'azienda gestita dai ricevitori sia contrassegnata o meno dall'insegna dell'organizzatore ecc.

vota