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Cause di lavoro, contributo per redditi over 31.884,48

Antonio Ciccia del 15/07/2011

Paga il contributo unificato sulle cause di lavoro chi ha un reddito superiore a euro 31.884,48.

Sotto questa soglia le cause di lavoro rimangono esenti. Sopra soglia per iniziare la causa bisogna versare allo stato. E l'avvocato deve dichiarare nel ricorso se il giudizio è esente o se, invece, si paga. Finisce in un compromesso la diatriba tra chi voleva tenere le cause di lavoro esenti da contributo unificato e gli estensori del decreto 98/2011 nella prima versione, che assoggettava molti più interessanti al pagamento. È questa la novità principale in materia di contributo unificato portata dalla manovra correttiva. Quindi, nello specifico settore dei processi del lavoro, si attenua il rincaro del servizio giustizia. Mentre rimane confermato l'impianto del generale innalzamento del contributo, e cioè del balzello che sostituisce i bolli e che va pagato al momento in cui il giudizio viene incardinato. Con alcune punte nei giudizi amministrativi sugli appalti. Per il resto l'emendamento alla manovra introduce poche modifiche e per lo più di carattere formale. Ma vediamo le novità, partendo dal contributo unificato per le cause di lavoro. Nella versione iniziale del decreto legge 98/2011 si prevede che nei processi per controversie di previdenza e assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore al doppio dell'importo previsto dalla soglia di ammissione al gratuito patrocinio sono soggette al contributo unificato.

Le reazioni alla disposizione hanno messo in evidenza il fatto che si sottopone a pagamento soggetti normalmente appartenenti a fasce deboli, le quali avrebbero potuto essere disincentivate dall'esercitare i propri diritti.

Nella versione finale si mantiene la regola, ma si innalza la soglia reddituale. La disposizione è dunque la seguente: nei processi per controversie di previdenza e assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore a tre volte l'importo previsto dalla soglia di ammissione al gratuito patrocinio, sono soggette al contributo unificato.

La soglia di ammissione al gratuito patrocinio è stabilita dall'articolo 76 del Testo unico delle spese di giustizia. Attualmente, dunque, può essere ammesso al patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a euro 10.628,16. Quindi la soglia per il contributo unificato è di euro 31.884,48.

Naturalmente la dichiarazione di esenzione o di assoggettamento al contributo dovrà essere fatta dall'avvocato nelle conclusioni del ricorso: l'avvocato potrà cautelarsi facendosi rilasciare, nei casi dubbi, una dichiarazione liberatoria da parte del proprio cliente. Peraltro nelle relazione agli emendamenti si spiega che la riduzione della platea dei soggetti colpiti dal contributo non determinerà effetti negativi per la finanza pubblica. Con un'altra modifica si interviene sull'accertamento tecnico obbligatorio nelle controversie di assistenza e previdenza: si chiarisce che la competenza è del tribunale del circondario in cui risiede l'attore (e non quel del capoluogo di provincia). Sempre in materia di accertamento tecnico preventivo obbligatorio, con altro emendamento, è previsto che le sentenze rese a seguito della effettuazione di questa particolare procedura tornano appellabili.


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