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Cisal: ci sia più concertazione

del 14/07/2011
di: di Vincenzo Lucarelli
Cisal: ci sia più concertazione
La manovra economica appare densa di novità non condivisibili sia sul piano sindacale che sociale. Soprattutto per chi nel paese è costretto tutti i giorni, da diversi anni, a stringere la cinghia e non vede all'orizzonte del proprio bilancio familiare (o di impresa) alcuno spiraglio di solidarietà da parte di un mondo politico chiuso a riccio a difesa di personali privilegi e vitalizi. È quanto emerge da una sconsolata ammissione da parte della Cisal, per bocca del suo segretario generale, Francesco Cavallaro, che in molteplici occasioni ha riconosciuto da un lato la necessità della manovra in corso di raggiungere obiettivi di contenimento del deficit di bilancio pubblico e destinata a sanare le finanze di alcuni paesi dell'Unione in difficoltà finanziaria, come ineludibile contributo alla ripartenza dell'economia unitamente a riforme strutturali. Ma dall'altro lato ha rilevato che alcuni aspetti del decreto legge suscitano interrogativi per quanto riguarda le cosiddette «patrimoniali surrettizie» (stando a valutazioni emerse sulla manovra già entrata in Gazzetta Ufficiale), come l'imposta di bollo sui depositi di titoli e le misure, essenzialmente di facciata, sui Suv, che contraddicono palesemente la promessa del governo «di non mettere le mani nelle tasche degli italiani». Per cui, i previsti 8,8 miliardi di euro di incassi, dovuti all'aumento dell'imposta di bollo, non sembrano essere una cosa da poco nel contesto di tutto ciò che è scritto nel documento all'esame del parlamento.

È importante richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica a una rilettura mirata dei maestri del liberalismo, un governo che si definisce liberale, sostiene Cavallaro, tra un aumento dei tributi e una diminuzione della spesa pubblica, non può e non deve che preferire la seconda. Diversamente, aggiunge il segretario, «si mettono in piedi gli stessi provvedimenti del governo precedente al 2008, bocciato proprio per questo dagli elettori»; non foss'altro perché non si riesce ad abbandonare per comodità il solito vizio di ritoccare all'insù imposte e tasse che si trascinano di anno in anno dai tempi della guerra 1915-1918. Mentre, non si tiene conto della necessità di scovare gli sprechi esistenti (anche questi duri a morire), sparsi ovunque al centro e in periferia. Come, del resto, è stato sottolineato qualche settimana fa da un esperto conoscitore della materia, il prof. Pietro Giarda, chiamato al ministero dell'economia, non solo per esserne stato sottosegretario e tecnico per la riforma del fisco, ma anche quale presidente di una omonima commissione ministeriale.

Si considera buona e giusta la dichiarazione della propria disponibilità da parte del ministro dell'economia a prendere in seria considerazione proposte di modifica al decreto legge (incluso il bollo sui depositi). Ma prima, secondo il segretario generale della Cisal, è necessario procedere a una concertazione con le parti sociali, che non sia un confronto tra sordi, e che si effettui almeno alcune ore prima che si dia inizio alla discussione in parlamento.

In questo senso, il governo è chiamato a esercitare l'arte dell'ascolto, se non vuole innescare ulteriori e arrabbiate reazioni da parte dei cittadini. Innanzitutto dei pensionati e dei lavoratori a cui oggi vengono chiesti dei sacrifici, peraltro definiti indispensabili per contribuire al bene comune.

Un bene comune, che pare diverso da quello perseguito dalla manovra in corso, a tutto vantaggio del mondo politico nazionale, che mantiene inalterati tenore di vita e privilegi.

Infatti, da una parte viene chiesto rigore e senso di responsabilità al paese e, dall'altra, si reclamano rispetto e prerogative istituzionali, solo per citare una recente e obiettiva sottolineatura giornalistica sull'argomento.

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