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Giudici tributari, incompatibilità attenuata

del 14/07/2011
di: Valerio Stroppa
Giudici tributari, incompatibilità attenuata
Lievemente attenuata l'incompatibilità dei giudici tributari. In tema di legami familiari, con un emendamento del relatore al dl n. 98/2011, viene infatti previsto che lo stop scatterà solo se il coniuge, convivente, parente o affine del giudice, iscritto ad un albo professionale, esercita attività in materia tributaria, contabile o bilancistica, anche in forma non individuale, nell'ambito territoriale ove opera il giudice. Non è più sufficiente, quindi, la mera iscrizione all'albo. Resta ferma, invece, l'incompatibilità per i giudici che provengono in prima persona dal mondo delle professioni, che resta la norma maggiormente contestata. Nel frattempo circa 80 tra i principali docenti di diritto tributario delle università italiane, tra cui Victor Uckmar, si sono schierati a tutela dei valori supremi del processo tributario: la competenza, l'indipendenza e l'autonomia dei giudici. In occasione dell'assemblea costituente della loro nuova associazione, i professori hanno sottoscritto sabato scorso un documento che manifesta viva preoccupazione con riguardo alla riforma della giustizia tributaria operata dall'articolo 39 della manovra correttiva (dl n. 98/2011), che ha fin da subito scatenato la reazione dei magistrati fiscali, sia dal punto di vista istituzionale (Cpgt) sia da quello associativo (Amt). Ora a prendere posizione contro la riforma sono anche gli accademici. Nella mozione sottoscritta all'unanimità viene sì ribadita la necessità di una riforma della giurisdizione tributaria, al fine di migliorarne l'efficienza, ma è anche sottolineato che tale intervento deve essere effettuato con legge ordinaria (e non con dl), tanto perché mancano le «straordinarie condizioni di necessità e urgenza prescritte dall'art. 77 Cost.» quanto per «garantire il necessario dibattito e confronto parlamentare». I docenti osservano che il criterio ineludibile alla base di ogni riforma è «la garanzia della competenza, della professionalità, della terzietà e dell'indipendenza dei giudici tributari». In linea con la Costituzione e con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, si legge nel documento, qualsiasi intervento riformatore deve necessariamente «tutelare uniformemente tutte le parti del processo (contribuenti ed enti impositori) alle quali l'articolo 111 Cost. garantisce l'assoluta parità».

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