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È allarme sui crediti pagati con beni statali

del 09/07/2011
di: di Giovanni Galli
È allarme sui crediti pagati con beni statali
«Bastano due commi per svendere i “gioielli di famiglia” ed estinguere così i debiti dei ministeri e delle amministrazioni statali». Legambiente è preoccupata per l'esistenza di una norma nella Finanziaria (svelata da ItaliaOggi con un ampio servizio pubblicato il 29 giugno scorso) «che consente di regolare crediti e debiti con la cessione di beni mobili e immobili antichi e preziosi, senza alcuna clausola di salvaguardia per i beni di carattere storico-archeologico e di rilevanza ambientale». Due i commi «incriminati», il 17 e il 18 dell'articolo 10, che introducono «la possibilità di cedere beni pubblici affidandosi solo al giudizio di congruità economica da parte dell'Agenzia del demanio». Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza accusa il governo di «colpire in maniera ambigua e poco trasparente il Belpaese con una norma dagli effetti devastanti sul futuro del patrimonio culturale e paesaggistico italiano». Legambiente, basita di fronte agli obiettivi di un provvedimento «che non serve a far cassa ma danneggia solo la collettività», si interroga su chi sia «il furbetto che ha mire su qualche bene dello stato» e su quale sia lo scopo «dei continui tentativi di smembrare il paese». E anche i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante accusano: «Nascosto tra decine di commi nella manovra finanziaria c'è un blitz che rischia di privatizzare il patrimonio storico e paesistico del nostro paese: ai commi 17 e 18 dell'articolo 10 si prevede infatti», spiegano in una nota, «che lo stato possa dare in pagamento ai propri creditori, al posto delle somme dovute, i propri gioielli di famiglia. Il tutto», prosegue la nota congiunta dei due parlamentari democratici, «senza nessun paletto che eviti l'alienazione di beni di valore storico, culturale e paesaggistico, e senza la possibilità di scongiurare cambiamenti di destinazione d'uso che trasformino, per esempio, un antico palazzo in un supermercato».
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