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Fondi europei, spesa ferma. Nel Mezzogiorno è allarme rosso. A rischio 8,8 miliardi di euro

del 08/07/2011
di: La Redazione
Fondi europei, spesa ferma. Nel Mezzogiorno è allarme rosso. A rischio 8,8 miliardi di euro
Spesa al palo, ferma a un risicato 13,8%. E situazione da allarme rosso al Sud, dove si rischia una revoca monstre da 8,8 miliardi di euro. È duro il responso del sesto monitoraggio sulla programmazione e la spesa dei fondi strutturali europei, condotto dalla Uil per fare il punto su quanto e come si spendono le risorse a disposizione per il 2007-2013. Il report è aggiornato al 31 maggio 2011; data questa, che rappresenta la prima scadenza individuata dal documento del Comitato nazionale per l'attuazione del quadro strategico nazionale, inerente il processo di riprogrammazione e accelerazione di spesa, per evitare di dover restituire le risorse all'Europa. E, come detto, il dato secco è spietato: complessivamente si è certificato a Bruxelles solo il 13,8% del totale del contributo a disposizione. Gli impegni di spesa ammontano, invece, al 35,4%, con il Mezzogiorno al di sotto della media nazionale sia per gli impegni (32,7%), che per la certificazione di spesa (11,5%). «Rispetto al livello di attuazione complessivo, fotografato a dicembre», chiosa Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, «gli impegni sono aumentati del 12,7%, mentre resta molto basso l'aumento della spesa effettiva (più 1,7%)». In particolare, nel Centro Nord l'aumento degli impegni, rispetto al 31 dicembre 2010 è stato dell'8,9%, mentre la spesa effettiva sale del 3,3%. Nel Mezzogiorno, invece, gli impegni crescono del 13,7%, ma la spesa effettiva aumenta solo dell'1,3%. Entro fine anno, comunque, per evitare la restituzione, occorrerà impegnare altri 6,7 miliardi di euro, di cui 4,8 miliardi nel Mezzogiorno. E certificare a Bruxelles spese ulteriori pari ad 8,8 miliardi di euro di cui 7,1 miliardi di euro nel Mezzogiorno. Del resto, fino al 2013, su una dotazione di risorse, che complessivamente ammontano a 59,4 miliardi euro, la spesa effettiva è ferma a 8,2 mld di euro, mentre gli impegni progettuali ammontano a 21 mld di euro. In tutto ciò, nel Mezzogiorno, su 47 mld di euro a disposizione, la spesa effettiva è ferma a 5,4 mld di euro, mentre gli impegni in progetti operativi ammontano a 15,4 miliardi di euro.

Regione per regione. Come detto, le regioni del Sud Italia sono in forte ritardo. In negativo, spiccano le performances di Campania e Sicilia, ferme a una spesa del 7% e con impegni rispettivamente al 27,1% e al 33,2%. Non va meglio in Calabria con uno stato di pagamenti al 10,5%. E in Puglia dove il livello di spesa è al 10,7%. Migliora la situazione in Sardegna, dove la spesa certificata è al 21,1%. In Basilicata raggiunge il 19,2%; in Molise il 13,8% e in Abruzzo il 13,4%. Al Centro Nord il quadro è variegato. In Lazio la situazione non è rosea: la spesa certificata ammonta all'11%. Meglio in Liguria (con una spesa al 15,4%) e in Veneto (con il 19,2%). In terreno positivo, invece, le performances della provincia autonoma di Trento, che raggiunge un livello di spesa certificata del 38,6% e dell'Emilia Romagna con una spesa già certificata dell 36,3%. Il Fondo sociale europeo (Fse) è fermo a una spesa del 19,5% della dotazione. Che è di 15,3 miliardi di euro. Gli impegni ammontano al 39,2%. Il Fondo di sviluppo regionale (Fesr) ha un livello di spesa pari all'11,8% del totale (44,1 mld di euro). E impegni prossimi al 34,1%.

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