Consulenza o Preventivo Gratuito

La condotta di terzi può essere giusta causa di risoluzione

del 05/07/2011
di: Marco Mastracci mpmlegal
La condotta di terzi può essere giusta causa di risoluzione
La condotta del terzo può essere considerata giusta causa di risoluzione di un contratto di agenzia? La questione nasce a seguito della risoluzione per giusta causa invocata da una compagnia assicurativa, che si era opposta al subentro, senza soluzione di continuità, di un'agenzia assicurativa all'originario titolare. La compagnia di assicurazioni preponente si era opposta a detto subentro e per l'effetto aveva dichiarato risolto il contratto di agenzia per giusta causa motivandolo con il grave inadempimento commesso da un soggetto terzo rispetto all'agente, ma a quest'ultimo riconducibile.

Più precisamente, nel caso di specie, l'agente assicurativo aveva ceduto a un'agenzia di cui poi era divenuto socio il ramo d'azienda e conseguentemente anche il contratto con la società assicuratrice. Nelle more, però, la compagnia aveva risolto per giusta causa il contratto con il cedente adducendo le gravissime irregolarità commesse da un collaboratore dello stesso.

L'agenzia subentrante aveva contestato la legittimità del recesso ed aveva convenuto in giudizio la compagnia assicurativa per vedersi riconosciute le indennità di fine rapporto. Il giudice di prime cure aveva accolto la tesi dell'agenzia assicurativa e dichiarando illegittimo il recesso operato dalla società preponente aveva condannato quest'ultima al pagamento sia dell'indennità di risoluzione del rapporto contrattuale, sia dell'indennità di mancato preavviso. La Corte di appello, riformando la pronuncia del giudice di prime cure, aveva ritenuto corretto l'operato della compagnia assicurativa riconoscendo l'esistenza di una giusta causa di recesso dal contratto.

La Suprema corte, con sentenza n. 9779 del 4 maggio 2011, ha ritenuto, innanzitutto, che «il contratto di agenzia, al pari di quello di lavoro, col quale presenta evidenti addentellati causali (per la comune derivazione dallo schema primario della locatio operarum), si basa sull'intuitus personae, il cui venire meno, incrinando la fiducia nella necessaria collaborazione delle parti tra loro, legittima lo scioglimento del rapporto».

In particolare, ha proseguito la Corte, «in tema di contratto d'agenzia […] pur nella sostanziale diversità delle rispettive prestazioni e della relativa configurazione giuridica, per stabilire se lo scioglimento del contratto stesso sia avvenuto o meno per un fatto imputabile al preponente o all'agente, tale da impedire la possibilità di prosecuzione anche temporanea del rapporto, può essere utilizzato per analogia il concetto di giusta causa di cui all'art. 2119, c.c., previsto per il lavoro subordinato», la cui valutazione, però, è rimessa al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazioni adeguate. Tuttavia, «per la valutazione della gravità della condotta, deve considerarsi che nel contratto di agenzia il rapporto di fiducia, in corrispondenza della maggiore autonomia di gestione dell'attività per luoghi, tempi, modalità e mezzi, in funzione del conseguimento delle finalità aziendali, assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato, per cui ai fini della legittimità del recesso è sufficiente un fatto di minore consistenza».

Ancora. «Ciò che rileva ai fini del legittimo esercizio della facoltà di recesso per giusta causa è il fatto incidente sull'affidamento dell'una parte verso l'altra», per cui «possono assumere importanza anche condotte di terzi che per il loro collegamento, a vario titolo, con l'agente, siano tali da far venir meno nel preponente l'aspettativa che la futura esecuzione del contratto da parte di quest'ultimo avvenga in maniera conforme agli obblighi convenzionali o di legge, incluso quello generale di correttezza sancito dall'art. 1375, c.c., generatore di obbligazioni collaterali di tipo protettivo».

In conclusione, «l'inadempimento del terzo che sia anch'egli agente del medesimo preponente in forza di un diverso contratto di agenzia, mantiene all'interno di quest'ultimo il proprio autonomo rilievo ad ogni possibile effetto, mentre nell'altro rapporto la giusta causa di recesso dipende dalla violazione, anch'essa qualificabile come inadempimento, del dovere di correttezza dell'agente, il quale deve mantenere la propria organizzazione aziendale al riparo dall'ingerenza del soggetto che ha mostrato, sia pure in altro contesto, di non essere affidabile».

vota