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Patto di stabilità ammorbidito

del 01/07/2011
di: di Matteo Barbero
Patto di stabilità ammorbidito
Nove parametri per misurare la virtuosità degli enti locali. I più bravi, suddivisi in quattro classi di merito, si vedranno premiare con l'azzeramento (a decorrere dal 2013) del contributo alle manovre correttive. La manovra finanziaria varata ieri dal governo riapre il cantiere del patto di stabilità interno per regioni ed enti locali. Oltre a confermare le misure già contenute nelle bozze diffuse nei giorni scorsi, introduce ulteriori novità decisamente più rilevanti e a tratti quasi rivoluzionarie.

Sotto il primo profilo si segnalano soprattutto:

i) l'estensione dei limiti al turnover del personale alle partecipate;

ii) la previsione della nullità dei contratti di servizio e degli altri atti in contrasto, ovvero elusivi, del patto (anche se posti in essere dopo l'entrata in vigore del decreto);

iii) l'introduzione di sanzioni pecuniarie a carico di amministratori (fino 10 volte l'indennità di carica) e responsabili economico-finanziari (fino a tre mensilità di stipendio) nel caso in cui le sezioni regionali della corte di conti accertino che il rispetto del patto è stato conseguito mediante artifici contabili o altre forme elusive;

iv) la riformulazione delle sanzioni pecuniarie a carico degli enti locali inadempienti, che verranno caricate, non più sui trasferimenti erariali (in via di fiscalizzazione a seguito dell'attuazione del federalismo fiscale), ma sul fondo sperimentale di riequilibrio e successivamente sul fondo perequativo vero e proprio.

Ma, come detto, le novità più importanti sono quelle approdate nel testo all'ultimo minuto.

È, innanzitutto, il caso della disposizione di cui al comma 1 del citato art. 21, che prelude ad una compiuta territorializzazione o regionalizzazione del patto, finora consentita alle sole regioni speciali e province autonome.

Dal 2012, invece sarà consentito anche a quelle ordinarie (fatta eccezione per quelle che non abbiano rispettato il patto nel triennio precedente o che siano sottoposte a piani di rientro dai deficit sanitari) di concordare con lo stato le modalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica per sé e per tutti gli enti locali ed organismi strumentali del proprio territorio. Tali modalità, che dovranno essere previamente concordate da ciascuna regione in sede di consiglio delle autonomie locali o comunque con i rappresentanti di Anci e Upi regionali, dovranno essere coerenti con i criteri europei per quanto concerne l'individuazione delle entrate e delle spese da considerare e saranno monitorate dalla conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica con il supporto tecnico della Copaff.

In tal modo, le regioni potranno assumere un autentico ruolo di coordinamento della finanza locale, giacché risponderanno direttamente nei confronti dello Stato del mancato rispetto dei predetti target attraverso un maggior concorso, nell'anno successivo, in misura pari alla differenza fra l'obiettivo complessivo ed il risultato complessivo del territorio.

Il nuovo meccanismo, per certi versi rivoluzionario se confrontato con le modeste prerogative che le regole vigenti assegnano oggi alle regioni ordinarie in relazione al patto degli enti locali, escluderà in ogni caso la spesa sanitaria (che continuerà ad essere assoggettata a vincoli ad hoc) e sarà disciplinato con un decreto del Mef (d'intesa con la Conferenza unificata) da adottare entro il 30 novembre prossimo.

La seconda novità di peso riguarda la definizione della griglia di criteri sulla base dei quali sarà misurata la maggiore o minor virtuosità di regioni ed enti locali e pesata la misura del rispettivo concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica.

A tal fine sono individuati i seguenti parametri: a) rispetto del patto nel triennio precedente; b) rapporto fra spesa in conto capitale e spesa corrente; c) incidenza della spesa del personale sulla spesa complessiva e numero dei dipendenti in rapporto alla popolazione residente; d) «situazione finanziaria» (non meglio specificata) dell'ente nell'ultimo triennio; e) livello di spesa per auto di servizio nel triennio precedente; f) numero di sedi e uffici di rappresentanza all'estero; g) autonomia finanziaria; h) tasso di copertura dei servizi a domanda individuale; i) incisività dell'azione di contrasto all'evasione fiscale.

Come evidente, si tratta di parametri assai eterogenei, in parte già utilizzati in passato (con esiti non sempre lusinghieri) ed in parte nuovi (e talora privi di un'adeguata base informativa che consenta la definizione dei relativi indicatori).

Sarà, pertanto, decisivo il decreto con il quale il Mef (sempre d'intesa con l'Unificata) dovrà riempire di contenuti concreti le predette previsioni al fine di ripartire i diversi enti e i rispettivi contributi alle manovre correttive in quattro classi «di merito».

Ai primi della classe verranno assegnati premi assai ricchi: essi vedranno completamente azzerato il rispettivo contributo a decorrere dal 2013 e beneficeranno già dal prossimo anno di un alleggerimento del peso manovra estiva 2010 per un importo complessivamente non superiore a 200 milioni di euro.

Per tutti gli altri, invece, ai tagli previsti dal dl 78/2010 (che vengono estesi anche agli anni 2014 e successivi), se ne aggiungono altri di importo complessivamente pari, per le regioni ordinarie, a 800 milioni di euro nel 2013 e a 1600 dal 2014, per le regioni speciali e le province autonome rispettivamente a 1.000 e 2.000 milioni, per le altre province a 400 e 800 milioni, per i comuni a 1.000 e 2.000 milioni. Per gli enti locali tali riduzioni verranno operate, nella fase transitoria del federalismo fiscale, a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio ed a regime sul fondo perequativo, oltre che sui trasferimenti erariali residui.

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