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È tempo di valorizzare i giovani

del 24/06/2011
di: Pagina a cura di Valerio Stroppa
È tempo di valorizzare i giovani
Rilancio dell'apprendistato e potenziamento dell'attività di orientamento, per aiutare gli studenti a scegliere più consapevolmente il percorso universitario. Ma anche interventi tributari, indirizzati a istituire vantaggi per le start-up avviate da giovani e sgravi fiscali per le aziende che assumono gli «under». È questa la ricetta che il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, illustra a ItaliaOggi parlando delle azioni più urgenti da mettere in campo per ridurre una disoccupazione giovanile che, in termini «reali», interessa circa un ragazzo su tre. Domanda. Secondo gli ultimi dati, il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 30%. Uno scenario non molto confortante per il Paese… Risposta. Un tasso preoccupante, ma se non vogliamo fare solo retorica dobbiamo dirci alcune verità. Il tasso di disoccupazione giovanile che viene ripetuto di frequente (27,8%per il 2010) si riferisce alla fascia di età dai 15 ai 24 anni. Credo che siamo tutti d'accordo nel dire che il tasso di disoccupazione di chi ha 15, 16 o 17 anni nella società italiana non è un dato economicamente e socialmente rilevante. Anzi, un alto tasso di occupazione tra i minorenni non credo sia un sintomo di forza economica e di benessere sociale. D. Una diversa fascia di età studiata dall'Istat è quella che va dai 25 ai 34 anni. R. Credo sia questa la fascia di età socialmente rilevante per quanto attiene i tassi di disoccupazione dei giovani. Tra i 25 e i 34 anni, si deve poter essere in grado di mantenersi da soli, di mettere su famiglia, di mettere al mondo dei figli. In questa fascia di età nel 2010 il tasso di disoccupazione è stato dell'11,9%. Un tasso elevato, ma distante dal 27,8% che viene spesso citato. Vuol dire che un ragazzo su 10 non trova lavoro, che è ben diverso dal dire che un ragazzo su tre non trova lavoro. Rispetto al tasso di disoccupazione generale in Italia (8,4% nel 2010), si tratta di 3,5 punti percentuali in più. Il che significa che la crisi è stata pagata più dai giovani che dal resto della popolazione lavorativa, in quanto molto spesso precari. D. Quali gli interventi urgenti per rispondere a una disoccupazione giovanile a due cifre? R. Il governo è intervenuto immediatamente, estendendo le tutele sociali anche ai lavoratori atipici, cosa mai fatta prima. Come ministero della gioventù, insieme ai ministri Sacconi e Gelmini, abbiamo messo sul piatto oltre un miliardo di euro per il «piano di occupabilità dei giovani». La disoccupazione giovanile non si combatte infatti con un unico provvedimento, ma agendo su vari fattori. I giovani oggi non pagano solo il conto della crisi attuale, ma le conseguenze di danni creati negli anni passati da una politica che pensava solo al presente. I problemi che abbiamo ereditato non si risolvono con la bacchetta magica, ma riformando profondamente un sistema che non si tiene più. D. In che modo? R. Avendo il coraggio di riformare profondamente il mondo dell'istruzione e dell'università in modo da ricostruire un sistema che premi il merito. Cercando di costruire l'eguaglianza nei punti i partenza e non di arrivo, impegnandosi a garantire prima di tutto il diritto allo studio. E, inoltre, anche adeguando la società a un mondo del lavoro che cambia. D. Dal punto di vista pratico da dove cominciare? R. Dalla riforma fiscale, che è sul tavolo in queste settimane. Stiamo lavorando col ministro Tremonti per far sì che il mondo giovanile ne sia al centro. Gli obiettivi sono principalmente due: stabilire una fiscalità di vantaggio per sostenere i primi tempi di vita delle nuove imprese costituite da giovani e favorire l'occupazione giovanile, agendo sulla leva degli incentivi destinati alle aziende che assumono giovani. In linea con quanto avvenuto nel decreto sviluppo in favore delle imprese che assumono lavoratori svantaggiati (e quindi per lo più giovani) nelle regioni del Mezzogiorno. D. E per quanto riguarda la crescita professionale dei giovani? Quali soluzioni state valutando per favorire l'incontro tra formazione e occupazione? R. Innanzitutto occorre lavorare sul rilancio dell'apprendistato. È un fronte su cui sta facendo molto bene il ministro Sacconi, che ha finalmente ridato la giusta dignità a una forma di avviamento professionale la cui assenza, negli ultimi anni, ha causato danni gravissimi al sistema-Italia, perché ha privato le piccole e medie imprese nostrane di un vivaio adeguato di tecnici e operatori specializzati. D. E poi? R. Sviluppare un orientamento che sia davvero efficace. Qui c'è ancora molto da fare: sono ancora troppi i giovani italiani che intraprendono un corso di studi senza sapere quali potranno essere effettivamente i possibili sbocchi professionali. Se i ragazzi fossero meglio preparati ed orientati all'accesso alle facoltà universitarie, saprebbero ad esempio che, oggi, a un anno dal conseguimento della laurea di secondo livello, il tasso di disoccupazione è del 33,3% per gli avvocati, e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 958 euro, mentre è addirittura dello 0% per infermieri e ostetriche, e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 1.637 euro. Ma se questi dati non si conoscono, è facile che siano in molti a «perdere la bussola» a metà percorso, spaventati da una realtà che non conoscevano. Occorre colmare il vuoto rappresentato dall'assoluta mancanza di dialogo tra mondo della formazione e mondo del lavoro. D. Un compito in cui anche il ministero intende farsi parte attiva? R. È quello che stiamo cercando di fare attraverso il progetto Campus Mentis, che mette a contatto ogni anno i migliori neolaureati italiani con le più grandi aziende che operano sul territorio nazionale. Nel 2009 siamo partiti con 600 laureati, selezionati dalle università di tutta Italia. Il 77% di loro ha poi ricevuto una proposta di lavoro entro l'anno. Nel 2010 i ragazzi sono stati 1.800 su tre campus (Roma, Catania e Padova). Grazie all'esperienza accumulata sul campo e allo stanziamento di 11,5 milioni di euro, il progetto continua ora su scala nazionale: saranno oltre 20 mila gli studenti coinvolti nel triennio 2011-2013, e oltre 40 mila tra i migliori neolaureati d'Italia saranno inseriti nell'attività collaterale di job placement.
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