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Più formazione per l'apprendista

del 23/06/2011
di: di Simona D'Alessio
Più formazione per l'apprendista
Una soluzione condivisa fra governo, regioni e parti sociali sulla riforma dell'apprendistato. Con la possibilità che le residue divergenze possano essere affrontate, anche quando il decreto legislativo sarà all'esame del Parlamento. Le parti si sono confrontate ieri al vertice promosso dal ministero del welfare per raggiungere un'intesa sul restyling del modello che, a giudizio di Maurizio Sacconi, è ciò di cui mercato del lavoro e giovani hanno bisogno, e deve essere «accettato dalle imprese e garante di un buon contenuto formativo». Le tipologie contrattuali sono tre: una per compiere il diritto-dovere di formazione a partire dai 15 anni per chi non ha un diploma, una professionalizzante che si esaurisce con la verifica della competenza ottenuta, e l'ultima destinata all'ottenimento di un titolo di studio, al completamento di un iter di alta specializzazione e, novità rilevante, allo svolgimento di un praticantato professionale e di un dottorato di ricerca. E, proprio riguardo all'acquisizione delle competenze, il negoziato ha prodotto un'intesa: l'esecutivo ha dato il nulla osta all'aumento delle ore dedicate a tale attività, con un passaggio da 40 (24 nel secondo anno e, poi, via a scendere) a 120, ripristinando il monte orario previsto dalla legge 276/2003. Erano stati soprattutto i sindacati a sottolineare la scarsità del periodo, non adeguato a consentire al giovane di uscire preparato dal percorso. «Distanze non incolmabili» per Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, che evidenzia come l'uso scorretto e l'abuso di tirocini e collaborazioni è stata una delle concause del mancato decollo dell'apprendistato. Non sono state chiariti due elementi importanti dell'impianto: la stabilizzazione dell'assunto (non viene specificato il vincolo alla trasformazione del periodo da apprendista in un più sicuro contratto a tempo indeterminato) e la durata minima della formula professionalizzante, fissata a sei anni; la Cgil continua a esprimere fortissime critiche, e non sembra disposta a concedere sconti. Spunta anche una proposta sanzionatoria delle regioni, che crea perplessità al tavolo: l'azienda che licenzia un apprendista deve assumerne un altro. I governatori torneranno a confrontarsi sul testo oggi, durante la conferenza delle regioni. E Sacconi confida in un iter di approvazione rapido (ad agosto, se il dlgs arriva presto alle camere) e in una felice chiusura. Se non all'unanimità, almeno a maggioranza.
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