Consulenza o Preventivo Gratuito

Patteggiamento sì, fondi no

del 23/06/2011
di: Dario Ferrara
Patteggiamento sì, fondi no
L'impresa prima incassa i fondi pubblici e poi non realizza il progetto previsto. Ma l'imbroglio viene a galla e i titolari patteggiano una condanna, fra l'altro, per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La sentenza pronunciata ex art. 444 cpp, con l'applicazione della pena su richiesta delle parti, non equivale in tutto e per tutto a una sentenza di condanna. Ma risulta ben sufficiente al Ministero raggirato per revocare l'assegnazione dei finanziamenti. Anche senza un'autonoma valutazione delle circostanze «incriminate» da parte dell'amministrazione. È quanto emerge da una sentenza emessa l'8 giugno 2011 dalla terza sezione del Consiglio di Stato.

Presunto colpevole. Bocciata la sentenza del Tar: inevitabile la restituzione dei contributi pubblici indebitamente incassati dall'impresa. Sbaglia il giudice di primo grado a sostenere che la revoca dei finanziamenti sarebbe illegittima perché fondata solo sugli atti dell'indagine del pm, essendo fra l'altro la sentenza emessa dal Gip emessa soltanto «sulla base degli atti». Il fatto che i manufatti edili da realizzare secondo il piano di finanziamento non siano stati mai eseguiti rappresenta di per sé un grave e ingiustificato inadempimento tale da comportare legittimamente la revoca (ovvero la decadenza) della concessione. Al centro delle indagini alcuni progetti di riforestazione con falsi collaudi. Scatta l'annullamento in autotutela da parte dell'amministrazione che fa esercizio del proprio potere, dopo avere sentito la controparte e dopo avere accertato la presenza di gravi irregolarità commesse nelle fasi di concessione, erogazione e gestione dei contributi.

Sentenza «incriminata». Deve infine essere sottolineato che la sentenza di patteggiamento è stata comunque prodotta in giudizio, anche davanti al Tar: al provvedimento ha fatto ampio richiamo l'Avvocatura nelle proprie difese. E ciò non costituisce un'integrazione postuma della motivazione ma bensì rappresenta la mera indicazione di una fonte prima non esplicitata ma che avrebbe potuto e dovuto essere già nota alla controparte (ovvero alla sua legale rappresentanza), in quanto coinvolta nelle stesse vicende giudiziarie.

vota