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Il deposito è all'estero, l'Iva si paga in Italia

del 22/06/2011
di: Franco Ricca
Il deposito è all'estero, l'Iva si paga in Italia
La custodia di merci in un deposito all'estero per conto di un operatore economico italiano paga l'Iva in Italia, in base alla regola generale di localizzazione dei servizi «business to business»; tale prestazione, infatti, non rientra tra i servizi relativi a beni immobili sui quali l'imposta è dovuta nel luogo in cui è situato l'immobile. Di conseguenza, il committente nazionale deve provvedere ad assolvere l'imposta con il meccanismo dell'inversione contabile, anche se abbia ricevuto dal fornitore comunitario la fattura con addebito dell'Iva estera. È uno dei chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate nella circolare n. 28 del 21 giugno 2011, che ben evidenzia i rischi di doppia imposizione connessi alla diversa interpretazione della normativa comunitaria da parte dei protagonisti delle operazioni transfrontaliere (nonché delle rispettive autorità fiscali).

Nella domanda si faceva presente che un soggetto passivo italiano ha ricevuto una prestazione di deposito di merci custodite in Olanda, in relazione alla quale il fornitore ha emesso fattura con addebito dell'Iva olandese in conformità della legislazione locale, secondo la quale tale prestazione rientra tra quelle relative a beni immobili. Tanto premesso, si chiedeva se l'agenzia condivide tale interpretazione e, in caso contrario, quale comportamento debba adottare l'operazione italiano.

Nella risposta, l'Agenzia osserva che, secondo la regola generale dell'art. 44 della direttiva 2006/112/Ce, le prestazioni di servizi scambiate fra soggetti passivi si considerano effettuate nel paese in cui è stabilito il committente. Il successivo art. 47 (cui corrisponde, nella normativa interna, l'art. 7-quater, lett. a, del dpr 633/72) considera invece effettuate nel luogo in cui si trova l'immobile «le prestazioni di servizi relativi a un bene immobile, incluse le prestazioni di periti, di agenti immobiliari, la fornitura di alloggio nel settore alberghiero o in settori con funzione analoga, quali i campi di vacanza o i terreni attrezzati per il campeggio, la concessione di diritti di utilizzazione di un bene immobile e le prestazioni tendenti a preparare o a coordinare l'esecuzione di lavori edili come, ad esempio, le prestazioni fornite dagli architetti e dagli uffici di sorveglianza».

Venendo alla fattispecie, l'agenzia, posto che ai sensi dell'art. 1766 del codice civile il deposito è il contratto col quale una parte riceve dall'altra una cosa mobile con l'obbligo di

custodirla e di restituirla in natura, ritiene che le prestazioni di deposito merci non possano classificarsi fra le prestazioni di servizi relative ai beni immobili, ma debbano essere ricondotte nella regola generale recepita nell'art. 7-ter del dpr 633/72, secondo la quale si considerano effettuate in Italia le prestazioni generiche rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio dello stato.

In relazione alle prestazioni in esame, quindi, debitore dell'Iva in Italia, in base alle disposizioni del secondo comma dell'art. 17, è il committente nazionale, il quale dovrà assolvere l'imposta con il meccanismo dell'inversione contabile, ossia emettendo autofattura con l'indicazione dell'Iva dovuta, pena l'applicazione della disciplina sanzionatoria prevista dall'art. 6, comma 9-bis, del dlgs n. 471/97, a nulla rilevando la circostanza che abbia ricevuto dal fornitore la fattura con addebito dell'Iva olandese.

Nel caso di specie, dunque, emerge una duplice imposizione teoricamente inammissibile, ma di fatto non infrequente di fronte a difformi interpretazioni che possono essere risolte in via giurisdizionale dalla corte di giustizia Ue, oppure attraverso un chiarimento vincolante a livello comunitario (il regolamento n. 282/2011, che entrerà in vigore il 1° luglio 2011, risolve alcune questioni di questo tipo), in tempi certo non in linea con le esigenze dei contribuenti.

Nell'immediato, all'operatore nazionale che intenda uniformarsi all'interpretazione dell'amministrazione finanziaria, anche per evitare contestazioni, non resterà che attivarsi per recuperare l'Iva pagata (indebitamente, secondo il parere dell'agenzia) in Olanda. A questo scopo, peraltro, parrebbe necessario azionare contemporaneamente due meccanismi in contrasto tra loro:

- richiedere al fornitore comunitario la restituzione dell'imposta non dovuta, per l'eventualità in cui fosse esatta la tesi dell'Agenzia delle entrate;

- nel contempo, inoltrare l'istanza di rimborso all'autorità fiscale olandese, nell'eventualità in cui questa ritenesse effettivamente dovuta (e quindi rimborsabile) l'imposta.

L'una strada, ovviamente, esclude l'altra, ma bisognerebbe sapere qual è quella giusta.

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