Consulenza o Preventivo Gratuito

L'amministratore di fatto paga

del 15/06/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
L'amministratore di fatto paga
L'amministratore di fatto risponde penalmente della mancata presentazione della dichiarazione dei redditi dell'azienda. Infatti, il rappresentante legale è solo un corresponsabile a titolo di dolo eventuale nel reato omissivo.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 23425 del 10 giugno 2011, ha confermato la responsabilità penale dell'amministratore di fatto di un consorzio romano per non aver presentato la dichiarazione dei redditi.

Insomma, dice la Corte, anche in presenza di reati omissivi va affermata la responsabilità del vero gestore della società e cioè di colui che ha i poteri sul bilancio. Inoltre, in casi come questi, dove il rappresentante legale è una mera «testa di legno», un prestanome, privo di reali facoltà organizzative (per esempio mancata disponibilità delle scritture contabili) al massimo può concorrere nel reato a titolo di dolo eventuale. Del resto la giurisprudenza in materia societaria, ai fini della responsabilità penale, ha messo sullo stesso piano l'amministratore formalmente nominato a quello di fatto, «ovviamente allorché, come nella fattispecie, quello formalmente nominato sia solo un prestanome o come si dice una mera testa di paglia». D'altronde, dice ancora il Collegio, si addebitano al solo prestanome per il semplice fatto di avere assunto formalmente la carica di amministratore, tutte le «omissioni civilmente o penalmente imputabili a colui che di fatto ha gestito la società mentre rimane esente da responsabilità civile o penale per i fatti omissivi proprio colui il quale ha il potere e il dovere di compiere l'azione omessa»: nel caso sottoposto all'esame della Corte, la presentazione della dichiarazione dei redditi. Il prestanome spesso, non ha neppure il potere di presentare il bilancio e tutta la documentazione fiscale o di costringere l'amministratore di fatto ad adempiere. È quanto avvenuto nella vicenda esaminata dagli Ermellini dove il prestanome, non disponendo neppure delle scritture contabili e degli altri documenti societari, non aveva la possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi dell'azienda. Ma non è ancora tutto. «Limitando l'indagine alla responsabilità dell'amministratore di fatto», conclude Piazza Cavour, «nei reati omissivi propri formalmente imputabili al prestanome, la prospettiva dalla quale parte il ricorrente deve essere capovolta nel senso che, in base ai principi dianzi esposti, il vero soggetto qualificato non è il prestanome ma colui il quale effettivamente gestisce la società perché solo lui è in condizione di compiere l'azione dovuta mentre l'estraneo è il prestanome». A quest'ultimo invece una corresponsabilità può essere imputata solo sulla base di una posizione di garanzia, prevista nel nostro codice dall'articolo 2392, in forza della quale «l'amministratore deve conservare il patrimonio sociale e impedire che si verifichino danni per la società e per i terzi». In altre parole in caso di reati, anche omissivi, commessi in nome e per conto della società, va individuato «nell'amministratore di fatto il soggetto attivo del reato e nel prestanome il concorrente per non avere impedito l'evento che in base alla norma citata aveva il dovere di impedire». Proprio perché il più delle volte il prestanome non ha alcun potere d'ingerenza nella gestione della società per addebitargli il concorso, la Suprema corte di cassazione ha fatto spesso ricorso alla figura del dolo eventuale. È stato sostenuto cioè che il prestanome accettando la carica ha anche accettato i rischi tutti i connessi, incluse le responsabilità verso l'amministrazione finanziaria.

vota