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Redditometro, il silenzio è d'oro

del 10/06/2011
di: di Andrea Bongi e Fabrizio G. Poggiani
Redditometro, il silenzio è d'oro
Nuovo redditometro: alle lettere del fisco non sempre conviene rispondere. I contribuenti italiani che nell'anno 2009 hanno fatto spese eccedenti i redditi dichiarati e che sono stati «pizzicati» in questi giorni dal fisco si trovano ora nell'incertezza se replicare o meno all'invito delle entrate.

E bene precisare fin da subito che la lettera-invito recapitata dalle entrate non costituisce un vero e proprio invito al contraddittorio né instaura un procedimento di natura amministrativa nei confronti del contribuente. Si tratta di una pura segnalazione di un'anomalia fra spese sostenute e redditi dichiarati che come tale potrebbe, in un prossimo futuro, costituire lo spunto per un accertamento sintetico nei confronti del contribuente. Poiché la segnalazione riguarda il periodo d'imposta 2009 se mai un accertamento sintetico dovrà iniziare nei confronti del destinatario della missiva, questo non potrà che prendere avvio nel corso dell'anno 2012. Sul punto la recente circolare n.21/e relativa agli indirizzi operativi per il contrasto all'evasione per l'anno 2011 è stata, infatti, molto chiara. Gli accertamenti sintetici da eseguire nell'anno in corso, recita il citato documento di prassi amministrativa, riguarderanno le annualità 2007 e 2008 mentre per il 2009, la prima annualità con il nuovo redditometro, i controlli prenderanno avvio solo a partire dal 2012.

Tornando all'esame delle possibili contromosse dei contribuenti occorre innanzitutto considerare la tipologia di anomalia segnalata e la posizione soggettiva del contribuente. Se si è in presenza di una situazione di facile giustificazione, esempio contribuenti in possesso di redditi esenti, tassati alla fonte o determinati con criteri forfetari, una prima possibile iniziativa potrebbe essere costituita dalla replica all'indirizzo mail contenuto nel corpo della missiva stessa (dc.acc.commsint2009@agenzianetrate.it). La replica del contribuente dovrebbe riportare unicamente il nominativo del contribuente non avendo la comunicazione delle entrate alcun numero identificativo né un vero e proprio protocollo.

Una sorta di «a domanda risponde» nella quale, in maniera irrituale, il contribuente informa le entrate via mail delle motivazioni in base alle quali tali spese sostenute sono da ritenersi giustificate.

Lo scopo di una simile iniziativa potrebbe essere proprio quello di bloccare sul nascere un probabile procedimento amministrativo che prenderebbe l'avvio proprio da un invito al contraddittorio.

Difficile pensare che questa modalità di replica possa essere articolata e contenere informazioni dettagliate e puntuali in ordine alle capacità reddituali e di spesa del contribuente. Dovrebbe trattarsi di una segnalazione sullo stile di quelle che i contribuenti effettuano nel quadro annotazioni dello studio di settore. Poche e semplici parole per evidenziare con chiarezza le cause che giustificano le spese evidenziate dal fisco. Niente di più. Quando invece le argomentazioni difensive del contribuente sono più complesse è difficile pensare che la replica via mail possa costituire una valida alternativa. Né si può ipotizzare nemmeno la possibilità di depositare memorie o documenti presso gli uffici dell'agenzia delle entrate perché nella missiva non è indicato alcun ufficio locale al quale fare riferimento né alcun nominativo di funzionari responsabili del procedimento. Sul punto, peraltro, è utile segnalare che le comunicazioni hanno una dubbia valenza accertativa ma, soprattutto, indicano (pare per un problema di privacy) esclusivamente la natura delle spese (acquisto autovetture, fabbricati ecc.) che per l'Amministrazione finanziaria fanno indice e non anche l'ammontare, con la conseguenza che il contribuente ha, preliminarmente, difficoltà oggettive a ricostruire il reddito eccedente, senza l'aiuto degli uffici periferici che potrebbero non voler rispondere se interpellati.

Inoltre, problema sostanziale, non sembra si tenga correttamente conto del fatto che il destinatario potrebbe essere, per esempio, un produttore agricolo che notoriamente dichiara solo redditi fondiari o ancor peggio, un coadiuvante dell'impresa agricola (non socio) cui non è attribuito alcun reddito di partecipazione; in tal caso le spese possono risultare superiori al 20% del reddito dichiarato, far scattare l'invio della missiva ancorché un preciso documento di prassi sulla vecchia versione del redditometro (cm 49/E/2007) abbia precisato che per tale tipo di contribuenti si deve considerare il volume d'affari Iva, quale indice di redditività.

È evidente che la comunicazione inviata non tiene conto di tali situazioni e di molti altri casi come questi, non ultima quella dei contribuenti con redditi determinati forfettariamente, ma anche del reddito complessivamente prodotto dal nucleo familiare del contribuente, sia legale che di fatto, di cui l'ufficio deve sempre tenere conto, con la conseguenza che appare impraticabile fornire le indicazioni necessarie e, stante la notevole mole d'invii, al contribuente resta pregiudicata la possibilità di dimostrare e documentare la situazione reale, in assenza di un vero e proprio contraddittorio.

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