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Il mafioso può dire addio ai beni

del 10/06/2011
di: di Antonio Ciccia
Il mafioso può dire addio ai beni
Il mafioso dice addio ai beni confiscati. Anche in caso di revoca i beni definitivamente assegnati rimarranno alla collettività e sarà restituita una somma di denaro.

È questa una novità dello schema di Codice antimafia, approvato ieri dal consiglio dei ministri. Il codice riunisce in unico testo tutta la normativa sulla repressione del fenomeno mafioso e delle misure di prevenzione.

In particolare sulla confisca viene disciplinata la revocazione della confisca definitiva di prevenzione. L'obiettivo è di garantire a agli enti assegnatari dei beni confiscati di gestirli senza timore di doverli restituire. La revoca della confisca è prevista solo in casi eccezionali come la falsità delle prove o il difetto originario dei presupposti.

E comunque in caso di revocazione sarà restituita solo una somma di denaro equivalente al valore del bene. Tranne nei casi di beni di particolare pregio storico-artistico.

Passando ad altri istituti si segnalano le novità sul sequestro di beni. Lo schema di codice prevede la perdita di efficacia del sequestro in caso di impugnazione della decisione, entro un anno e sei mesi dal deposito del ricorso. Per le indagini complesse i termini sono prorogabili di sei mesi ma per non più di due volte.

È prevista, poi, una esplicita disciplina dei rapporti tra la confisca di prevenzione e il sequestro penale: se tutti e due riguardano gli stesi beni, per l'amministrazione e gestione si applicano le norme della prevenzione

Inoltre, i beni sequestrati o confiscati nel procedimento di prevenzione sono sottratti dalla massa attiva del fallimento e sono gestiti e destinati secondo le norme stabilite per il procedimento di prevenzione. Questo significa che non sono usati per soddisfare i crediti insinuati nella procedura concorsuale.

Quanto agli effetti fiscali del sequestro, in base al nuovo testo, l'amministratore assume la qualità di sostituto d'imposta: paga provvisoriamente le imposte relative ai beni sequestrati secondo le aliquote vigenti per i diversi redditi e all'esito della procedura, se i beni vengono restituiti, recupera nei confronti del proprietario.

Il Codice disciplina i rapporti dei terzi con la procedura di prevenzione, con garanzie di tutela in caso di buona fede.

Più in generale in materia di recupero alla collettività dei beni mafiosi il codice disciplina compiti e struttura della agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata.

All'Agenzia innanzitutto sono assegnati stanziamenti di 2 milioni di euro per il 2011 e di 4 milioni di euro per il 2012, al fine di garantire il potenziamento dell'attività istituzionale e lo sviluppo delle strutture.

L'Agenzia deve infatti perseguire una serie di compiti quali, tra gli altri: l'acquisizione dei dati relativi ai beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata nel corso dei procedimenti penali e di prevenzione; l'ausilio dell'autorità giudiziaria nell'amministrazione e custodia dei beni sequestrati nel corso del procedimento di prevenzione; l'ausilio dell'autorità giudiziaria nell'amministrazione e custodia dei beni sequestrati, e amministrazione dei beni a decorrere dalla conclusione dell'udienza preliminare; l'amministrazione e destinazione dei beni confiscati; l'adozione di iniziative e di provvedimenti necessari per la tempestiva assegnazione e destinazione dei beni confiscati.

Stando ad aspetti prettamente processuali si segnala anche l'introduzione della facoltà di richiedere che il procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione sia celebrato in udienza pubblica.

Il codice nella parte relativa alle fattispecie criminose riprende le attuali disposizioni dell'articolo 416-bis del codice penale sull'associazione mafiosa, con qualche novità.

Nel dettaglio è prevista la codificazione della obbligatorietà della confisca: un nuovo comma, inserito nel testo di quello che attualmente è l'articolo 416-bis del codice penale, prescrive che nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.

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