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Ricerca, ora il bonus fiscale è più vincolato al pubblico

del 07/06/2011
di: di Paolo Duranti
Ricerca, ora il bonus fiscale è più vincolato al pubblico
Le più recenti misure dirette a favorire gli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo sono contenute nella legge di stabilità per il 2011 (n. 220/2010) e nel decreto sviluppo (dl 70/2011), ora all'esame del Parlamento per la sua conversione in legge: le due norme vanno lette assieme, perché l'una ha comportato la caducazione dell'altra. Il legislatore ha così modificato la politica di sviluppo della ricerca, andando a incidere sui presupposti stessi che vengono richiesti affinché le aziende (specie pmi) possano usufruire di sconti fiscali per gli investimenti in innovazione. Sembrano superate, anche nella loro impostazione teorica, le spinte agli investimenti in ricerca contenute nelle manovre 1997, 2001 e 2005. Che, seppur varate da governi di diversa estrazione politica, erano accomunate da una visione liberale del fenomeno «ricerca». Il ragionamento emerge, analizzando le condizioni alle quali i provvedimenti più recenti subordinano la concessione delle agevolazioni fiscali. L'art. 1, comma 25, della manovra 2011 prevede un credito di imposta alle imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo ad università o enti pubblici di ricerca. E qui sta l'aspetto critico della misura: le aziende, comprese le pmi, che intendono usufruire di sgravi fiscali per gli investimenti in innovazione (di processo o di prodotto) devono necessariamente allearsi con università e centri di ricerca pubblici. Come emerso all'indomani del varo della legge di stabilità 2011, tale vincolo - seppur giustificabile sotto il profilo del contrasto all'elusione fiscale - rischiava da un lato di indebolire la spinta a innovarsi, soprattutto da parte delle realtà meno strutturate, e dall'altro di penalizzare i centri di ricerca privati che operano in Italia, a vantaggio di quelli stranieri. Il decreto sviluppo, invece, all'art. 1 contiene una norma che cancella (non solo di fatto) quella sopra riportata, contenuta nella legge di stabilità. Il dl 70 ha istituito per gli anni 2011 e 2012 un credito di imposta a favore delle imprese che «finanziano» progetti di ricerca in università o enti pubblici di ricerca. In sostanza, il legislatore ha mutato ancora idea rispetto a pochi mesi prima: se l'onere per il privato di creare una sinergia col pubblico rimane, esso viene inasprito, nel senso che non è più sufficiente una partnership generica con l'università o il centro pubblico di ricerca, occorrendo che l'azienda «finanzi» tout court il progetto, che però sarà svolto in ambito pubblico. È affidata poi alla discrezionalità dell'ente pubblico coinvolgere altre strutture di ricerca, anche private. Sotto il profilo concettuale, l'individuazione delle Università oggetto della disposizione suddetta non presenta difficoltà, visto che interessa tutte le università, statali e non statali, e gli Istituti Universitari, statali e non statali, legalmente riconosciuti. Più difficile, invece, è l'enucleazione dell'ente pubblico di ricerca. Ma a tal proposito è lo stesso provvedimento a stabilire quali siano i soggetti destinatari della norma agevolativa: gli enti pubblici di ricerca di cui all'art. 6 del Contratto collettivo quadro per la definizione dei comparti di contrattazione per il quadriennio 2006-2009 - ai quali va aggiunta l'Asi (Agenzia spaziale italiana). Nonché gli organismi di ricerca, definiti dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, n. 2006/C 323/01, lettera d), del paragrafo 2.2. Rimane da capire, ora, da un lato cosa disporrà in proposito il provvedimento attuativo della norma, al quale è affidata la regolamentazione concreta delle modalità da seguire per la fruizione del bonus fiscale e, dall'altro, se il Parlamento, in sede di conversione del «decreto sviluppo» intenderà porre rimedio a tale norma, che così com'è appare penalizzante nei confronti dei centri di ricerca privati, operanti nel paese e delle pmi in grado di innovarsi.
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