Consulenza o Preventivo Gratuito

Un patto tra sei sindacati

del 04/06/2011
di: da Agrigento Simona D'Alessio
Un patto tra sei sindacati
Un protocollo d'intesa per rappresentare in maniera unitaria la categoria dei commercialisti sulla mediazione, la riforma fiscale, le innovazioni nella revisione e sulle competenze professionali che il nuovo sistema federale richiede. Un segnale di «unità, ma non ancora di unificazione» fra i sindacati. È quanto hanno formalmente sottoscritto i vertici delle sei associazioni dei commercialisti, su iniziativa dell'Anc, nel corso del suo convegno nazionale, svoltosi ieri ad Agrigento. Con il benestare del presidente del consiglio nazionale dell'ordine, Claudio Siciliotti, che le ha invitate a «intensificare la collaborazione con gli ordini» e a impegnarsi per lavorare insieme fra di loro, le associazioni si sono, dunque, incamminate su un percorso comune, con l'obiettivo di mettere da parte divisioni e logiche di «attaccamento alla poltrona». Una scelta «significativa», secondo il numero uno dell'Anc Giuseppe Pozzato, utile al «bene degli iscritti», che potranno così esprimersi con una sola voce nelle trattative sulle questioni più urgenti e spinose. E se Vilma Iaria, alla guida dell'Adc, si spinge a immaginare una «confederazione» e, subito dopo, si dichiara favorevole a una «lobby sindacale unitaria per rafforzarci e andare noi stessi a discutere con i rappresentanti istituzionali», Riccardo Losi, presidente dell'Andoc, preferisce parlare di «piena unità d'intenti»; a giudizio di quest'ultimo, un atteggiamento concorde potrebbe, probabilmente, incidere anche nel dibattito sulla riforma fiscale, ancora nebulosa, ma sulla quale «è inconcepibile che nessuno, al ministero dell'economia, abbia pensato di ascoltare cosa hanno da dire i commercialisti». Marco Rigamonti, che presiede l'Aidc, si ricollega alle parole di Siciliotti, sostenendo l'importanza che la rappresentanza sindacale si svolga anche all'interno del Cndcec, suscitando la perplessità di Pozzato, convinto che «in più di un'occasione l'ordine non ci ha aiutato». Per il numero due dei giovani commercialisti, Diego La Vecchia, il percorso comune degli organismi di tutela dei professionisti sarà decisivo nel sostegno a chi ha meno di 45 anni, «troppo spesso sacrificato», a beneficio di quei colleghi che svolgono più incarichi di prestigio in contemporanea. La volontà e l'impegno per arare tutti insieme lo stesso campo li afferma con forza Raffaele Marcello, presidente di Unagraco, fra i primi a respingere il desiderio velleitario di rimanere aggrappati a una sigla a tutti i costi, perché da un lato «le poltrone andrebbero fatte girare», dall'altro è chiaro a tutti che la divisione non ha portato finora alcun beneficio agli interlocutori in parlamento e al governo. Nel teatro della città siciliana dedicato a Luigi Pirandello, è ancora forte l'eco delle parole del ministro della giustizia Angelino Alfano, che la scorsa settimana ha precisato che l'assistenza dell'avvocato è vincolante nell'ambito della mediazione civile: una doccia fredda per La Vecchia, mentre Losi la considera «l'ennesimo intervento per ridurre progressivamente il ruolo del commercialista». A giudizio di Marcello, in verità, la questione della conciliazione, «azzoppata» per la categoria, costituisce soltanto «uno spauracchio», perché uno dei veri nodi è il ruolo del professionista nell'ambito della revisione. Voci per alcuni aspetti dissonanti, ma non antitetiche. Perciò, al termine del confronto agrigentino Anc, Adc, Aidc, Ungdcec, Andoc e Unagraco mettono nero su bianco la disponibilità a rappresentare gli interessi degli iscritti senza steccati, o preconcetti. Il banco di prova sarà il passaggio dalle (buone) intenzioni ai fatti.

vota