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La riforma fiscale è una priorità

del 01/06/2011
di: La Redazione
La riforma fiscale è una priorità
A metà aprile, il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza, chiamato più brevemente Def, per l'anno 2011. La grande novità è che l'atto di programmazione finanziaria e di bilancio è stato redatto dal governo in linea con le nuove regole adottate dall'Unione europea per le politiche economiche degli stati membri. Infatti, nel Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles lo scorso marzo, era stato a sua volta approvato il «Patto per l'Euro. Un coordinamento più stretto delle politiche economiche per la competitività e la convergenza», un patto destinato a modificare radicalmente la struttura costituzionale europea, i cui effetti, non limitati alla dimensione economica, si estenderanno alla dimensione politica.

Il Def 2011 è dunque costruito in armonia con la strategia europea, coordinando tra loro risanamento finanziario e programma di crescita. Questa «nuova» strategia sostituisce finalmente quella «italiana» dei «due tempi»: prima il risanamento, poi lo sviluppo. Come da tempo sostiene la Confsal, la confederazione dei sindacati autonomi, per rimuovere l'anomalia della finanza pubblica della nostra economia, in sostanza l'elevato debito pubblico, è indispensabile una «nuova» strategia, oggi resa possibile proprio dalla progressiva devoluzione di potere dagli stati-nazione all'Unione europea. La Confsal plaude alla svolta strategica e individua nell'obbligatorietà delle riforme strutturali la nuova sfida italiana.

Cuore della nuova politica economica e finanziaria deve essere l'uso più efficiente delle risorse in funzione dello sviluppo. Va definitivamente abbandonata, da parte del governo, la via della riduzione indiscriminata e «lineare» della spesa pubblica, mentre vanno affermate le priorità strategiche della spesa produttiva e i tagli drastici della spesa improduttiva e degli sprechi.

Ancora, il governo deve escludere tassativamente l'aumento della pressione fiscale a carico del cittadino-contribuente e dell'impresa legale.

Ne consegue, a rigor di logica, che le maggiori entrate giungano esclusivamente da una dura lotta all'evasione e all'elusione fiscali. Su questo punto la Confsal è particolarmente decisa, tanto da aver proposto unica nel panorama sindacale italiano che evasione ed elusione fiscali siano reati puniti penalmente.

La confederazione è convinta che il sindacato possa diventare un attore importante nella denuncia del lavoro nero e minorile: un discorso che guarda al futuro e che vedrebbe le organizzazioni sindacali muoversi nella stessa direzione di altri soggetti qualificati sul territorio, in primis i sindaci, come recentemente prospettato dall'Anci nell'audizione alla commissione bicamerale di vigilanza sull'anagrafe tributaria, dove ha chiesto l'accesso dei comuni alle informazioni qualificate. Concretizzare questa proposta sarebbe un eccezionale contributo del sindacato al risanamento e alla crescita dell'economia del Paese.

Tornando ai punti cardine dell'auspicata svolta strategica, spetta sempre al governo cercare di invertire la tendenza alla progressiva divaricazione nella distribuzione della ricchezza, che è la causa primaria della compressione dei consumi e della domanda interna, e quindi della bassa crescita rispetto ai maggiori stati membri dell'Unione. Secondo la Confsal, la manovra economica dovrebbe realizzarsi coordinando ragioni e misure del rigore finanziario - con l'introduzione di un moderno metodo della «qualità» del prelievo e della spesa - con corrette ed efficienti riforme economiche e istituzionali, dando così piena attuazione al Titolo V della seconda parte della Costituzione.

Se la Confsal condivide gli obiettivi del Def, non per questo è cieca davanti a due evidenze: gli strumenti sono carenti e le risorse finanziarie insufficienti. La manovra, così com'è configurata, avrebbe un impatto limitato sulla crescita, uno 0,4%, e sarebbe, di conseguenza, inadeguata a garantire la ripresa dell'occupazione e il progressivo riassorbimento del debito pubblico. Per questo - a nostro parere - il governo non ha altra scelta se non dar seguito all'affermata e ribadita priorità della riforma fiscale, basata sui giusti principi di progressività, neutralità, solidarietà e semplicità. Il governo deve soddisfare il «Patto Euro» con politiche di riduzione dell'imposizione fiscale sul lavoro - per rendere conveniente l'impegno lavorativo - e sull'impresa e con l'apertura di una nuova prospettiva di armonizzazione fiscale.

La richiesta di un riequilibrio della pressione fiscale è uno dei punti qualificanti dell'agenda politica della Confsal. Esso porterebbe sollievo al lavoro legale e all'impresa regolare e riuscirebbe a stimolare i consumi interni e a rilanciare gli investimenti.

In concreto, la Confsal chiede al governo: un graduale spostamento della pressione fiscale dai redditi personali e di impresa alle cose e ai beni; l'uniformità con l'Unione europea della tassazione dei redditi di natura finanziaria, tutelando il risparmio previdenziale e i titoli di Stato; un forte e deciso contrasto all'evasione.

In quest'ottica, servono:

  • misure di rafforzamento del codice del contribuente;

  • semplificazione delle procedure e riduzione degli adempimenti;

  • interventi finalizzati a prevenire il possibile aumento della pressione fiscale e della burocrazia «da federalismo»;

  • misure forti di contrasto all'evasione (incrocio dei dati patrimoniali e reddituali);

  • eliminazione delle partite Iva inerti e riduzione delle compensazioni;

  • misure di contrasto di interessi (rafforzamento della tracciabilità dei pagamenti, previsione di incentivi all'uso della moneta elettronica, estensione della deducibilità fiscale);

  • provvedimenti di contrasto all'uso anomalo delle strutture societarie finalizzate all'occultamento delle situazioni patrimoniali o reddituali.

    È di questi giorni il decreto legge sullo sviluppo, un provvedimento a costo zero, nella cui previsione mancano le indispensabili liberalizzazioni. Il decreto interessa, tra l'altro, le semplificazioni fiscali e amministrative, il sostegno alle imprese e l'assunzione a tempo indeterminato dei precari nella scuola. La Confsal ha una valutazione complessivamente positiva sui contenuti del provvedimento, ma non può non evidenziare che il decreto è solo un primo «lieve» provvedimento in attuazione del Documento economia e finanza 2011 e che, pertanto, non può sostenere adeguatamente la crescita economica e occupazionale, né consentire il graduale riassorbimento del debito pubblico.

    In definitiva, la Confsal chiede al governo, e in particolare al titolare dell'Economia Giulio Tremonti, di presentare al Paese, e in tempi brevi, «la madre di tutte le riforme economico-finanziarie», quella proposta organica di riforma fiscale, alla cui approvazione e attuazione è legato il destino dell'economia e della finanza pubblica italiana e della stessa legislatura.

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