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Acqua e nucleare senza tabù

del 25/05/2011
di: Pagina a cura di Renato Narciso
Acqua e nucleare senza tabù
Con l'approssimarsi dell'estate Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente - Movimento ecologista europeo, traccia un bilancio delle attività svolte dall'associazione dall'autunno dello scorso anno a oggi. Dalla battaglia energetica a quello sulle plastiche ecosostenibili, il bilancio di un'intensa stagione che ha visto il movimento battersi a favore di un ambientalismo sostenibile che pone l'uomo al centro dell'ecosistema.

Domanda. Presidente Pepe, un anno intenso quindi. D'altronde FareAmbiente ha preso anche una posizione sui referendum ed è stato dichiarato soggetto politico referendario…

Risposta. Una stagione intensa ma che ancora deve terminare. Anzi credo che il bello venga proprio ora in occasione della campagna referendaria. A proposito, tengo a precisare che nonostante siamo stati riconosciuti come soggetto politico referendario siamo oggetto di ogni tipo di censura da parte delle trasmissioni televisive nazionali, sia di quelle delle tv pubbliche che private le quali danno spazio ai soliti rappresentanti dell'ambientalismo storico.

D. FareAmbiente si è schierata dalla parte del «No» sui quesiti inerenti acqua ed energia nucleare. Non si è trovato in imbarazzo sostenendo tesi opposte a tutte le altre associazioni ambientaliste?

R. Assolutamente no. Anzi orgogliosamente mi distinguo da un ambientalismo tradizionale, fondamentalista, ma soprattutto demagogico e politicizzato.

D. Si spiega meglio?

R. Certamente. Comincio dall'energia nucleare. Ma mi permetta prima di citare un grande filosofo e storico, Giambattista Vico, il quale sosteneva che la storia è fatta di corsi e di ricorsi. Ci troviamo esattamente dopo 24 anni a votare un referendum sull'energia nucleare sull'onda di un disastro. Ci troviamo a votare su un tema fondamentale per la nostra vita quotidiana come l'energia, nel mezzo di una campagna di terrorismo mediatico e che racconta frottole di ogni risma. Nel frattempo l'Italia, ed è questo che più mi fa arrabbiare, dipende dal petrolio e dal gas proveniente da parti del mondo politicamente instabili e nessuno si prende la briga di raccontarlo. L'ambientalismo tradizionale vagheggia sulle fonti rinnovabili ben sapendo che hanno un costo socialmente insostenibile ma soprattutto che sono insufficienti a coprire anche solo una apprezzabile fetta del fabbisogno nazionale. Sanno e non dicono che il no, o meglio il «Sì» all'abrogazione di norme che favoriscono il ritorno dell'Italia alla produzione nucleare è un sì anche al petrolio. Sanno e non dicono che circa il 15% dell'energia consumata in Italia è prodotta da centrali nucleari francesi ma anche svizzere e tedesche. A questo punto credo sia opportuno non dire dei «no» a priori e soprattutto non tagliare fuori il paese dalla ricerca nucleare.

D. E sull'acqua?

R. Sull'acqua pensiamo che è, e deve restare, un bene pubblico. Tuttavia la gestione in alcuni casi potrebbe anche essere privata visto che abbiamo degli acquedotti ridotti a groviera e spesso la qualità dell'acqua è pessima tanto che siamo tra i primi consumatori di acqua in bottiglie di plastica. Anche in questo caso la campagna di molte associazioni ideologicamente politicizzate ha falsamente affermato che si voterà per difendere l'acqua dalla privatizzazione. Noi di FareAmbiente pensiamo a delle public company all'americana, dove ogni consumatore è anche azionista della società di cui è cliente. Questo ovviamente solo nei casi ove l'amministrazione pubblica abbia fallito. Molto spesso infatti, nelle municipalizzate sono ben piazzati parenti e amici di chi le amministra. Con il nostro sistema tutto questo finirebbe.

D. Al di là dei temi referendari invece?

R. Al di là dei temi referendari noi stiamo conducendo una vera e propria battaglia a favore delle plastiche ecosostenibili. Abbiamo approvato l'iniziativa del ministro all'ambiente Stefania Prestigiacomo di imporre l'uso delle buste biodegradabili. Solo vorremmo che quest'obbligo non riguardasse solo gli «shoppers» dei supermercati ma, tutti i tipi di plastica, dagli imballaggi ai prodotti monouso. Inoltre vorremmo che sia consentito l'uso di tutte le plastiche biodegradabili, anche quelle prodotte con appositi additivi certificati e non che sia considerata biodegradabile solo la plastica ottenuta con l'utilizzo di mais. Il rischio infatti è che intere coltivazioni agricole siano utilizzate per rifornire l'industria chimica, e questo è inaccettabile dal punto di vista ambientale. Per promuovere tale iniziativa abbiamo costituito un comitato a cui hanno aderito numerosi produttori. Ci faremo inoltre promotori di un'iniziativa di legge in tal senso e abbiamo chiesto di essere ascoltati sull'argomento dai ministri all'ambiente Stefania Prestigiacomo e alle attività produttive Paolo Romani.

D. E per il futuro?

R. Porteremo avanti le battaglie già iniziate ma soprattutto cercheremo di rompere il monopolio ideologico e ripetitivo dell'ambientalismo tradizionale italiano storicamente legato a una parte politica, promuovendo il concetto di ambientalismo sostenibile, cioè non retorico, fondamentalista e inapplicabile ma, un ambientalismo che riesca appunto a conciliare le esigenze dell'uomo moderno con la salvaguardia dell'habitat in cui vive perché di pianeti disponibili ne abbiamo solo uno.

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